Il Tirreno

Pisa

L’ex ministro dell’istruzione inaugura le lezioni a distanza

Giuseppe Boi
L’ex ministro dell’istruzione inaugura le lezioni a distanza

Maria Chiara Carrozza in teleconferenza con gli allievi dopo lo stop ai corsi in aula «La tecnologia aiuta. L’Italia e gli italiani sono molto più maturi di chi governa»

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La prima in assoluto è stata un’ex ministro dell’istruzione. Maria Chiara Carrozza ha tenuto ieri il primo corso a distanza alla Scuola superiore Sant’Anna. Una lezione che, sembra fatto apposta, analizza l’utilizzo dei droni in Rwanda per consegnare il sangue per le trasfusioni. «Un esempio – spiega – di come la tecnologia possa garantire assistenza morale e materiale». Una strada che potrebbe essere intrapresa anche per affrontare l’emergenza coronavirus: «Sì, è un’opportunità in un momento difficile in cui, lo dico con l’umiltà di chi è stata in consiglio dei ministri, i cittadini si dimostrano più maturi dei governanti».

In poche ore ha organizzato una lezione da remoto. Come ha fatto?

«Eravamo già pronti. Quando Sabina Nuti ci ha invitato a utilizzare l’e-learning, ho scritto una mail agli alunni avvisandoli che avrei tenuto i corsi sulla piattaforma per riunioni e lezioni della Scuola».

Come si fa una lezione in teleconferenza?

«È semplicissimo. Servono degli strumenti normali e di uso comune. Occorre un minimo di formazione per i docenti, ma siamo una categoria abituata ad aggiornarsi».

Quindi non ci sono grandi ostacoli da superare?

«Qualche problema in più si può porre per gli studenti. Se non sono nella scuola o nei collegi, devono avere una connessione mobile ad alta velocità. Bisognerebbe offrire agli allievi dei pacchetti economici, come, ad esempio, in Francia».

Insomma, siamo in ritardo rispetto all’Europa?

«In termini assoluti no, ma questa emergenza ci insegna che dovevamo organizzarci già da prima».

Lei è stata ministro dell’istruzione tra il 2013 e il 2014. Quando si parla di tecnologia, stiamo parlando di un’epoca. Ma secondo lei le Università e il sistema scolastico italiano sono pronti?

«Occorrono più investimenti nella digitalizzazione. La situazione non è omogenea. A seconda delle diverse realtà abbiamo differenze sia in termini negativi, sia in termini positivi. Direi che, soprattutto per quel che riguarda le università, è più una questione settoriale. Dipende molto dalle singole facoltà».

Qui alla Sant’Anna siete molto avanti.

«L’utilizzo di teleconferenze non è una novità, anzi quasi la norma (alla luce del carattere internazionale della Scuola superiore pisana, ndr). Questi sistemi non sostituiscono gli incontri di persona, ma gli integrano. Ho già tenuto lezioni ed esaminato alunni. Utilizziamo le teleconferenze per le ammissioni ai dottorati. In generale, per le cosiddette interview, sono ormai un classico»

Queste lezioni sono efficaci quanto le classiche?

«Secondo il mio punto di vista è meglio avere gli studenti presenti. Nelle teleconferenze viene a mancare la comunicazione non verbale. Quando insegni sono importanti anche le sensazioni. Tuttavia hanno anche dei vantaggi: sono molto più educative».

In che senso?

«Educano al rispetto delle regole. Sono un modo efficace per abituare a rispettare tempi e modalità di intervento, come ad esempio il non parlare accavallando le voci o l’attendere di ricevere la parola da chi modera il dibattito».

Per fortuna nessun suo studente è a casa perché malato, ma c’è comunque un bel pezzo d’Italia in quarantena. Cosa prova?

«Sono vicina a chi deve restare in casa. Non avere interazioni sociali è una grande limitazione. Auspico l’utilizzo della tecnologia anche per loro. La teleconferenza aiuta». —

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