Il Tirreno

Pisa

In tribunale 

Costringe le figlie a sposarsi, rinviato a giudizio

Sabrina Chiellini
Costringe le figlie a sposarsi, rinviato a giudizio

L’accusa: picchiava e segregava le due ragazze fidanzate con giovani diversi dai cugini alle quali le aveva vendute come spose

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PISA. Sequestro di persona continuato, maltrattamenti, calunnia e, per la fattispecie di reato introdotta dal Codice rosso, costrizione e induzione a contrarre matrimonio nei confronti delle sue due figlie, 21 e 19 anni. Con queste accuse la polizia di Pisa ha arrestato nei mesi scorsi un bosniaco di 47 anni che ieri mattina, in tribunale a Pisa, è stato rinviato a giudizio. Il processo avrà inizio il 18 giugno. Sulla richiesta di scarcerazione con applicazione dei domiciliari il Gip Giulio Cesare Cipolletta si è invece riservato. . L’uomo, difeso dall’avvocato Roberto Nocent, era arrestato dalla polizia, perché accusato di avere picchiato, maltrattato e segregato le due figlie fidanzate con uomini diversi dai cugini da lui prescelti e a cui le aveva già vendute in cambio di denaro.

La drammatica vicenda, che ha coinvolto il nucleo familiare è avvenuta a Coltano dove l’uomo risiede insieme ad altri connazionali, teatro delle violenze e delle costrizioni che le due giovani erano costrette a subire. Le vessazioni, infatti, non si limitavano al linguaggio violento o alla mortificazione: le due figlie, una delle quali al momento dei fatti era ancora minorenne, sono state costrette per anni a subire continue umiliazioni e violenze fisiche, fatte di calci, pugni e schiaffi.

L’indagine (portata avanti dal pm è Egidio Celano) era partita da un video pescato dal profilo Facebook di uno degli invitati a quelle che per la Procura di Pisa sono state nozze imposte dal padre di una 21enne con un cugino.

Il 47enne di origine bosniaca, (omettiamo il nome per tutelare le parti offese, ndr) ma nato in Italia e appartenente a una famiglia che è molto radicata in provincia di Pisa, è finito in carcere in seguito alle pesanti accuse, compresi i reati di costrizione e induzione a contrarre matrimonio.

I maltrattamenti e i periodi di segregazione nelle roulotte in cui le ragazze erano costrette a vivere, erano soprattutto volti ad impedire che frequentassero i giovani che si erano scelte come loro fidanzati, due ragazzi romeni, poiché il padre aveva già imposto ad entrambe altri due uomini da sposare, appartenenti alla propria cerchia familiare: due cugini, con i cui genitori il padre aveva già raggiunto intese economiche per la “cessione” delle figlie considerate alla stregua di oggetti. –

S. C.

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