Sicurezza
Danno e beffa: non pagò la Tari e ora frega i turisti
Galileo Galilei non temeva i traslochi, come prima ancora il padre Vincenzo. Casa Ammannati in via Giusti a Pisa, dove nacque. Poi casa Bocca all’angolo tra Borgo Stretto e via Mercanti, dove crebbe. E ancora la dimora in Costa San Giorgio a Firenze (dove soggiornò solo per brevi periodi), villa Il Gioiello ad Arcetri (dove visse agli arresti domiciliari fino alla morte) e chissà quali altre residenze nei suoi 78 anni di vita a cavallo tra il ‘500 e il ‘600.
Cambiare casa era un modo per sfuggire all’inquisizione? Difficile e, se lo ha fatto, non c’è riuscito. Ma oggigiorno sarebbe stato spesso in fila negli uffici dell’anagrafe e si sarebbe trovato a pagare un conto salato, se non di Imu, almeno di Tari.
Che abbia o meno saldato le tasse comunali poco conta. Se anche all’epoca fossero esistiti questi balzelli, e nonostante il dibattito attuale sulla prescrizione infinita, sarebbero comunque crediti inesigibili. Di certo il suo cambiar casa rende difficile sfruttare un valore economico che oggi potrebbe risultare importante: il turismo legato allo scienziato.
Un filone che a Pisa porta poco, anche perché le sue dimore non sono mai state visitabili. L’attuale amministrazione sta rilanciando, con merito, la centralità della sua figura. Recuperare questi luoghi sarebbe un passo avanti e un’opportunità. Basta aprire Tripadvisor o Foursquare per capire quanto attirino i turisti, sebbene confusi dalle due targhe. Il tutto a patto che la giunta apra un libro di storia o un faldone di vecchie delibere per non confondersi tra le tante case di Galileo. —
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