Il Tirreno

Pisa

la città che non va 

Duecento famiglie tra buche, fogne traboccanti e infiltrazioni

Sara Venchiarutti
Duecento famiglie tra buche, fogne traboccanti e infiltrazioni

Scoppia la protesta tra gli inquilini delle case popolari di via Norvegia alle prese con i disagi legati al degrado conseguente alla mancanza di manutenzioni 

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pisa. «Ormai siamo arrivati ad un punto di non ritorno».

È questo il sentimento che serpeggia tra gli abitanti del quartiere di via Norvegia, a Pisa, dove ieri mattina si è tenuto un presidio, organizzato dall’Unione sindacale di base-Associazione inquilini e abitanti per denunciare il degrado in cui si trova da anni questo complesso abitativo, per un totale di circa 200 famiglie residenti. Infiltrazioni, formazione di muffa, manto stradale dissestato, frequenti problemi fognari, ma anche tubature ormai vecchie, facciate pericolanti e aree verdi abbandonate.

È una lista piuttosto lunga quella che emerge dalle testimonianze di chi abita in queste case popolari, costruite negli anni Settanta e gestite da Apes per conto del Comune. «Sono anni ormai che riscontriamo queste problematiche», afferma Federica Luchini, abitante al numero 19 di via Norvegia e membro dell’Usb. «Ogni 15-20 giorni abbiamo le fogne (ormai fatiscenti) che fuoriescono. I tubi, già piccoli quando sono stati costruiti nel 1975 circa, sono sempre più intasati. Le tubazioni centrali saltano in continuazione e le fascette che mettono all’esterno non sono sufficienti».

Ma i disagi, testimoniati anche da altri inquilini, non si fermano qui: «Le facciate, in alcune parti rimosse per paura di crolli, rischiano di venire giù. Pericolanti sono anche i terrazzi, con i ferri in vista, mentre in alcuni appartamenti piove all’interno, dopo che il tetto è stato sistemato, ma male».

E al danno si aggiunge la beffa, visto che gli inquilini si sono visti recapitare dei costi di manutenzione esorbitanti, senza sapere nel dettaglio a quali interventi corrispondano. «Ogni anno paghiamo per i lavori, e a novembre ci sono state contabilizzate delle fatture risalenti al 2017, ma non si capisce a quali interventi facciano riferimento», continua la portavoce degli inquilini. L’ultimo problema è stato l’ascensore bloccato per 10 giorni in via Norvegia 19, confinando in casa coloro che non possono usufruire delle scale. «Il problema è l’assenza di manutenzione ordinaria. Se ci fosse, i palazzi non si ridurrebbero in queste condizioni, costringendo ad interventi straordinari molto più costosi», sottolinea Fabrizia Casalini, di Asia-Usb. «Ed è stato solo grazie al nostro intervento, dopo l’uscita di un articolo su Il Tirreno, che l’ascensore è stato sistemato, anche se all’inizio la prospettiva era di un’attesa di 3 mesi. Se c’è la volontà, le cose si possono fare. Noi, come sindacato, staremo con il fiato sul collo: se il problema è ereditato dalle precedenti amministrazioni, con questa giunta comunale vorremmo vedere il cambiamento. E non ci fermeremo qui, visto che altri quartieri popolari (dal Cep a Sant’Ermete) cadono a pezzi».

Alla condizione degli stabili si aggiunge il manto stradale dissestato, come descrive anche un residente del complesso: «Per entrare in questa zona bisogna fare i conti con un manto stradale con buche enormi. Pochi giorni fa è caduta una signora su uno scooter, ma la strada così dissestata è pericolosa anche per i bambini e per le persone disabili in carrozzina. Non bastano i sacchi a freddo, ma andrebbe smantellata e rifatta la strada intera».

E crea preoccupazione anche l’area verde abbandonata che circonda gli edifici, a completare un quadro di disagi ignorati per troppo tempo. —

Sara Venchiarutti



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