Il Tirreno

Pisa

Indagini e cultura 

Tre antichi manoscritti restituiti a Pisa

Sabrina Chiellini
Il direttore dell’archivio di Stato Massimo Sanacore
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Il direttore dell’archivio di Stato Massimo Sanacore

Sono dell’Archivio di Stato, erano scomparsi e poi riapparsi per essere venduti all’asta a Firenze. Denunciato un imprenditore

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PISA. La riconsegna all’Archivio di Stato di Pisa è avvenuta senza grande enfasi ma il recupero di tre antichi registri ha la sua rilevanza.

Il maggiore dei carabinieri Lanfranco Disibio, comandante del Nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Firenze ha restituito al dottor Massimo Sanacore, direttore dell’Archivio di Stato di Pisa, tre manoscritti copialettere sottratti in epoca imprecisata dall’antico fondo archivistico del soppresso “Ufficio Fiume e Fossi” della città. «Anche se sono passati 150 anni – spiega il direttore dell’archivio – questi registri non potevano essere venduti o ceduti in alcun modo». L’indagine che riguarda i registri è stata avviata nel luglio del 2017 a seguito di una segnalazione pervenuta dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana di Firenze. Si diceva che alcune opere di particolare pregio erano in vendita in un’attività commerciale del capoluogo toscano, da Pandolfini Casa d’aste.

Quei registri non risultavano rubati, perché non erano mai stati consegnati, per ragioni difficili da stabilire, all’Archivio di Stato. «Inizialmente, i riscontri effettuati attraverso la consultazione della banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, la più grande banca dati al mondo di opere d’arte rubate gestita dal Comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, davano esito negativo», hanno spiegato i carabinieri. L’attività investigativa, è andata avanti con l’ausilio della Soprintendenza Archivistica e dell’Archivio di Stato di Pisa. Ha permesso di accertare che i beni archivistici facevano parte della collezione che si trova nell’Archivio di Stato pisano. E costituivano la sezione mancante relativa agli anni 1702 – 1774 del fondo “Ufficio Fiume e Fossi”. Il “proprietario”, un 44enne imprenditore ligure, per questo è stato indagato per il reato di ricettazione (valore dei registri circa tremila euro).

I materiali riconsegnati ieri (dissequestrati dal Gip di Genova) si sommano a due mappe catastali del Comune di Pisa relative alla sezione “D” (Camposanto e San Michele), redatte nel 1900 a seguito di ordini ministeriali impartiti il 5 luglio 1899. I documenti appartenevano al rilievo catastale ottocentesco dell’attuale quartiere di Porta a Piagge e del Cimitero Monumentale di via Pietrasantina. Erano in possesso di un antiquario il quale, una volta appreso da propri studi che gli stessi potessero essere di natura pubblica, li ha consegnati al Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale. Ne è stata accertata la provenienza con la collaborazione della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana e dell’Archivio di Stato di Pisa. Si è visto che erano simili a tre mappe presenti presso quel fondo archivistico.

I funzionari del Mibact hanno potuto ricondurre i due documenti, del valore di settemila euro, nella loro appropriata collocazione.

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