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Il mobile sfida il panico l’ad di “Toncelli cucine”: «Supereremo l’emergenza»

Alessandro Bientinesi
Il mobile sfida il panico l’ad di “Toncelli cucine”: «Supereremo l’emergenza»

turini (ex gimo): «giusto posticipare il salone di milano» 

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peccioli. Uno dei settori del made in Italy che il Coronavirus sta mettendo più in difficoltà è quello del mobile. Uno dei più forti, secondo forse solo a turismo e moda, che ad aprile si stava già preparando al salone del mobile di Milano. Una vetrina globale dell’arredo che vale 400mila presenze e un indotto complessivo di 350 milioni di euro. Salone del mobile spostato a giugno, ma con il rischio comunque di non vedere la presenza di espositori e visitatori proprio dalla Cina.

Uno dei mercati più importanti per molte aziende anche del nostro territorio, come la Toncelli che proprio in Cina ha il 35% del suo mercato. Anche se dall’azienda di Peccioli, che ha uno showroom con il suo marchio anche a Wuhan, città del primo focolaio Covid-19, dopo un primo momento di “panico” sembrano arrivare segnali rassicuranti. «Per quanto vi sia grande preoccupazione per la situazione cinese e di tutte le aree colpite dal virus, la Toncelli, già nel 2019, ha lavorato per consolidare storiche posizioni, in particolare in Estremo Oriente, che potessero portare la stabilizzazione e, ancor più, l’incremento della presenza dei propri prodotti – spiega l’amministratore delegato Alessandro Pezzoli –. Questa attività si è svolta non solo con il rinnovamento dei nostri punti vendita in quella zona geografica, ma anche riposizionando il brand e i marchi a esso associati, studiati per coprire una fascia di mercato sempre più ampia ed una clientela diversificata». La contrazione degli ordini dalla Cina è prevista per una cifra intorno ai 700mila euro. Ma la Toncelli sembra in grado di poter reggere l’urto anche del Coronavirus. «Grazie a tale riposizionamento strategico la problematica legata all’emergenza fito sanitaria è in via di superamento da parte dell’azienda – spiega ancora Pezzoli –. Proprio a febbraio abbiamo avuto ordini in grado di coprire eventuali cali provenienti da altri importanti mercati. La nostra politica distributiva e di posizione su mercati del Far East prevede, in primis, la ricerca di partner locali che garantiscano solidità al marchio attraverso una serie di regole tra le quali, ad esempio, l’acquisto di tutti i prodotti forniti dall’azienda, chiaramente a condizioni agevolate, necessari al posizionamento della sua immagine negli show-room sparsi nel mondo. E questo ha evitato che l’impatto dell’emergenza sanitaria in relazione alle forniture della merce, che è stata regolarmente pagata».

Lo slittamento del salone resta comunque problematico per molte aziende del territorio. «Senza l’estero, in particolare un mercato in forte espansione come quello cinese, le aziende di Ponsacco e Perignano vedono bloccati ordinativi per il 30 o 40% del loro fatturato – dice Donatella Turini, fino a pochi mesi fa direttrice del consorzio export Gimo –. Lo spostamento del salone a giugno è una scelta sensata, ma il vero problema è tutto quello che è successo nei mesi scorsi. I danni del blocco cinesi si vedranno, forse, a fine anno. Ora sono difficili da quantificare». —

Alessandro Bientinesi

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