Il Tirreno

Pisa

in tribunale 

Costretti a pagare contributi e tasse doppi per colpa del commercialista infedele

Pietro Barghigiani

L’uomo condannato per aver fatto sparire circa 200.000 euro di denaro a lui affidato da due clienti imprenditori 

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. È arrivata la prima condanna e almeno un altro paio di procedimenti fotocopia, per modalità di azione e reati contestati, sono già a ruolo in Tribunale.

Sergio Bini, 60 anni, di Pisa, commercialista un tempo con studio a Marina e ora con interessi professionali spostati tra Viareggio e Massarosa, è stato condannato dal giudice Elsa Iadaresta per appropriazione indebita a 2 anni e 6 mesi (non è prevista la condizionale) e a mille euro di multa. Non solo. Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 20mila euro a ciascuna delle due parti civili (due coppie) titolari di attività commerciali la cui contabilità era stata affidata al professionista che, stando alla sentenza arrivata nel pomeriggio, per anni non aveva versato all’Inps e all’erario tasse e contributi dei clienti.

Il verdetto ha accolto la richiesta del pm onorario Massimiliano Costabile a cui si sono associati i legali delle parti civili, l’avvocato Annalisa Cheppi per i titolari di un Bed & Breakfast in zona aeroporto e gli avvocati Teresa Graziano ed Edoardo Anelli per i proprietari di una pasticceria marinese che aveva lamentato una perdita di almeno 120mila euro. Una cifra di poco inferiore sparita anche all’altra attività per un totale tra i due clienti di oltre 200mila euro finiti sui conti del commercialista.

Da tempo i commercianti sono costretti a rateizzare gli importi che Bini si era trattenuto per sé. Pagheranno due volte tasse, Iva e contributi Inps con l’unica “consolazione” di non dover versare interessi e sanzioni per effetto della condanna del professionista difeso dall’avvocato Mario De Giorgio.

«Quando ci presentammo nel suo studio con una cartella esattoriale di tasse non pagate per 7mila euro ci disse di stare tranquilli. «È una cartella pazza, non vi preoccupate” ci rispose». È un passaggio della testimonianza della titolare della pasticceria di Marina di Pisa. Identica la situazione per i titolari del B&B di Pisa. I destinatari dell’intimazione si erano davvero trovati nella condizione di debitori incolpevoli e, soprattutto, inconsapevoli. Quella cartella non fu un episodio isolato. Ma il segnale di un sistema capace di demolire la fiducia verso il professionista e creare guai seri alle finanze di un’attività commerciale.

«Non ci ha restituito un euro e non lo abbiamo più visto per fortuna – aveva riferito la parte civile marinese –. Un incontro ci avrebbe dato davvero fastidio». La contestazione di tasse e contributi non pagati si aggira sui 120mila euro. Soldi che attraverso assegni i titolari della pasticceria consegnavano a Bini che poi, secondo la sentenza, non venivano girati all’erario. «Era il nostro punto di riferimento per la contabilità – aveva spiegato la commerciante –. Avevamo un rapporto fiduciario, senza ombre. La prima volta ci arrivò una cartella esattoriale di 7mila euro. Gliela portammo e lui rispose che era tutto a posto e che si sarebbe adoperato per sistemare la faccenda». Le rassicurazioni come le bugie rivelarono gambe cortissime. «Dopo qualche tempo quella cartella tornò di nuovo – ha proseguito la teste –. E lui sempre tranquillo, quasi disarmante. Dopo ne arrivarono altre». Dal 2008 al 2012 sarebbe stato il periodo degli assegni firmati dai commercianti e non versati allo Stato dal commercialista. Le matrici sono state prodotte dall’avvocato della parte civile. A quei documenti è stata allegata anche una perizia di uno studio commerciale. «Quando iniziarono ad arrivare altre cartelle cominciammo a non fidarci più – era stato il racconto della titolare della pasticceria –. Allora andammo nel suo studio e gli chiedemmo se, come contribuenti, andando all’Agenzia delle entrate avremmo potuto conoscere la situazione. Lui ci rispose che potevamo farlo. E una volta davanti all’impiegato scoprimmo la verità. Dal computer venne fuori tutto. Non risultavano diversi pagamenti che noi sapevamo di aver coperto con gli assegni. Bini? Abbiamo chiesto di fare incontri, ma all’inizio diceva che era in ospedale. Poi non si è fatto più sentire e non ha risposto al nostro consulente. Non ci ha ridato neanche un euro e per fortuna non lo abbiamo più incontrato».

Ora la prima condanna, ma altri processi sono all’orizzonte. —



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di Redazione web