Il Tirreno

Pisa

in tribunale 

Ferisce al volto un giovane, i parenti lo cercano con l’acido

Pietro Barghigiani
Ferisce al volto un giovane, i parenti lo cercano con l’acido

I due contendenti ora sono a processo: il primo per lesioni gravissime mentre quello colpito con una bottiglia è accusato di stalking aggravato

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PISA. La prima sequenza avviene di sera. Passano la serata insieme i due, un italiano e un romeno, più conoscenti che amici iniziano a litigare. Uno, l’italiano, per questioni personali mai chiarite del tutto, prende una bottiglia di birra e la usa come clava sul volto del suo avversario. Il risultato è un ferita sulla guancia sinistra che nella denuncia si trasforma in lesioni gravissime con sfregio permanente.

È l’effetto scatenante di una reazione che alla fine porta anche la vittima dell’aggressione a commettere, secondo l’accusa, un reato. Quello di stalking, aggravato dall’uso di strumenti informatici. E siamo alla seconda sequenza di un caso approdato ieri in Tribunale.

Non solo il romeno tempesta l’italiano di telefonate e messaggi attraverso Facebook.

Un giorno alcuni parenti, istruiti dal romeno, si presentano in un bar che sanno essere frequentato dall’italiano “armati” con una bottiglia di acido. E non si fanno pregare dal dichiarare di essere pronti a gettarlo sulla faccia di chi ha colpito al volto il loro parente.

A processo per lesioni gravissime compare Egon Di Marco, 20 anni, di Pisa, difeso dall’avvocato Fabrizio Bartelloni. Nello stesso procedimento è a giudizio Eduard Cristian Bresteanu, 21 anni, romeno, residente a Pisa, assistito dall’avvocato Alessio Bertola, che deve rispondere di stalking. Ieri il romeno è stato sentito dal giudice Elsa Iadaresta (pm onorario Massimiliano Costabile).

L’aspetto positivo è che sul viso del romeno non è evidente il segno provocato dal coccio di bottiglia impugnato da Di Marco la sera del 27 ottobre 2017 contro il romeno.

Dopo quel ferimento Bresteanu avrebbe iniziato a rivolgersi, attraverso Messenger e Instagram, a Di Marco con una serie di minacce e offese. «Egon, farai una brutta fine”. Oppure, «uomo di me... Sei bono solo con le bottiglie dopo che mi sono sentito male te prefa che non mi becchi perché ti brucio vivo”. «Infame, hai fatto l’errore più grosso della tua vita», «goditi questi giorni come se fossero gli ultimi», «ricordati che posso andare anche in carcere, ma non ne esci vivo».

Nel materiale acquisito dalla Procura c’è anche il riferimento ai comportamenti dei parenti del romeno. Non si sarebbe limitato a sfidare e chiedere un incontro in città a Di Marco, il coimputato romeno, anche se per un altro reato consumato come reazione al pestaggio. In almeno tre bar della città Bresteanu avrebbe inviato alcuni parenti spiegando quello che era accaduto e indicando i locali in cui, tra le Piagge e il Cep, Di Marco avrebbe potuto essere incrociato. In un’occasione si erano anche portati una scorta di acido non nascondendo la volontà di usarlo una volta che avessero incontrato l’autore dello sfregio contro il loro parente. Un’ipotesi che alla fine non si è avverata. Quella che è andata avanti, secondo la Procura, è la pressione dei parenti romeni e del 21enne contro l’italiano per almeno tre mesi. L’udienza è stata rinviata a ottobre per sentire altri testi dell’accusa. —
 

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