Il dolore
Carcere a vita per il boia
L’assassino della bimba condannato all’ergastolo mentre per la mamma la Corte d’Appello vuole il processo per omicidio
calambrone. Per avere la percezione dell’orrore sarebbe bastato ascoltare il pm nella sua requisitoria.
In aula aveva scandito un passaggio della relazione del medico legale illustrando una sequela di lesioni riscontrate sulla bimba che inducevano solo a una reazione. Smettere di ascoltarle. Rimuovere quelle parole che rimandavano a immagini da furia bestiale. Quella svelata da Tonino Krstic, 33 anni, serbo, nato a Roma. Una violenza inaudita contro Samantha, uno scricciolo di bambina di 3 anni. Vittima di un destino che l’aveva fatta entrare nella vita di adulti sbagliati.
Il medico legale aveva trovato 38 lesioni sul corpicino della bimba, di cui ben 17 sulla testa, dalla fronte alle orecchie e alla mandibola, quasi tutte riferibili a un periodo di uno o due giorni al massimo.
Krstic, condannato all’ergastolo in appello, l’aveva colpita con una «cintura bagnata, con schiaffi, con uno stendino in ferro, le tirava i capelli fino a strapparli e, quando non reagiva più a tali aggressioni, l’aveva colpita con una scarpa provocandole tumefazioni sul 50% della superficie corporea» si legga nella relazione del medico legale.
Non solo l’aveva lasciata morire in una baracca dopo averla massacrata senza risparmiarle alcun castigo corporale. Si era accanito con una foga animalesca su quell’angelo condannato all’inferno in terra. Quelle su Samantha sono state «sevizie» aveva sottolineato nel ricorso la Procura di Pisa. Prima l’aveva debilitata a suon di cinghiate, calci, pugni. Poi si era trasformato nel suo boia ignorando i soccorsi. Anzi, fornendo un indirizzo sbagliato al 118 causando un ritardo colpevole nelle cure che avrebbero potuto salvarla.
L’ultima chance per una riduzione di pena potrà arrivare dalla Cassazione. Il boia di Samantha è in carcere dal 27 aprile 2016. In Corte d’Assise a Pisa non erano state riconosciute le aggravanti delle sevizie e gli erano state concesse le attenuanti generiche. A Firenze la riforma della sentenza: le sevizie ci sono state e l’assassino non merita alcuna attenuante. E così si era arrivati al fine pena mai.
A modo suo una condanna morale riguarda anche la mamma della piccina, Juana Francisca De Olmo, 36 anni, dominicana. Il 3 luglio 2017, con rito abbreviato, era stata condannata a 10 anni per maltrattamenti in famiglia con l’aggravante di aver assistito a un reato senza averlo impedito. La Corte aveva annullato la sentenza disponendo che la Procura chieda di processarla per omicidio volontario per condotta omissiva. Non aver protetto una figlia è la colpa che a una madre dovrebbe strappare il cuore. Per i giudici d’appello 10 anni sono pochi. —
Pietro Barghigiani
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