Il dolore
Teste inchioda il pusher «Ci ha dato la cocaina»
In aula il racconto di una delle due amiche della 17enne «Dopo aver sniffato ci siamo sentite male. Pensavo di morire»
pisa. La domanda del pm è diretta come la risposta della teste.
«Chi vi ha dato la droga»? «È stato lui» chiude la sequenza che è il cuore della deposizione la 20enne indicando l’imputato.
È stato il giorno del racconto delle due amiche che erano con la studentessa 17enne finita in rianimazione nell’agosto scorso dopo un mix alcol-droga. In coma per alcuni giorni con il rischio, dichiarato dai medici ai genitori, che non ce la facesse.
Sotto processo (pm Egidio Celano) davanti al secondo collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) c’è Ahmed Harrath, 29 anni, difeso dagli avvocati Massimo Parenti e Luciano Picchi. I genitori della studentessa si sono costituiti parte civile con l’avvocato Flavio Costamagna.
La prima a deporre è stata una 20enne di Pisa. L’amica, sentita per seconda, ha ripetuto più o meno la stessa cronologia di eventi.
«Quella sera d’agosto sono uscite con le mie due amiche – ha esordito la prima teste –. Eravamo sulle spallette in lungarno Mediceo (dabanti al pub Amani, ndr) a bere. Tra birre e shottini abbiamo bevuto un bel po’. A un certo punto ho visto l’amica che poi è stata in coma parlare con quel ragazzo (indica l’imputato, ndr). Lui le ha dato una bustina. Siamo andate in un vicoletto dietro piazza della Berlina e ci siamo fatte».
Alla domanda del pm su cosa contenesse la busta, la testa ha risposto: «Cocaina».
«L’abbiamo sniffata– ha aggiunto – tutte e tre. L’abbiamo stesa sul telefono e tirata. Avevo già fatto uso di cocaina e marijuana anche con alcol, ma non mi ero mai sentita male. Quella volta, invece, accusai subito un malore fortissimo. Dopo 10 minuti iniziati a vomitare. Non riuscivo a tenere gli occhi aperti. Ho pensato di morire. In auto con alcuni amici andammo alla Cella. Vomitai appena fermati. Stavamo male tutte e tre. Infine andammo in un casolare a Putignano. Mi addormentai e fui svegliata da un’altra amica che mi disse di quanto stava male la ragazza poi finita in ospedale». La 17enne aveva rischiato di morire non tanto per gli effetti di alcol e droga quanto per il rigurgito che aveva invaso i polmoni causandole gravissimi problemi respiratori.
Il collegio ha negato la concessione degli arresti domiciliari per il tunisino con il braccialetto elettronico. Si torna in aula a metà marzo. —
P.B.
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