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Pisa

Maxi investimento a Wuhan ma il mercato è paralizzato

Alessandro Bientinesi
Maxi investimento a Wuhan ma il mercato è paralizzato

Le gravi difficoltà che sta vivendo la “Toncelli cucine” di Peccioli, che solamente un mese fa ha aperto uno showroom nella città da cui si è propagato il contagio 

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peccioli. Un’azienda il cui fatturato è per il 97% incentrato sul mercato estero. Una società con una storia importante che dal 1961 si è evoluta e trasformata e da Peccioli, dove ancora c’è la sede legale e parte della produzione di cucine, si è allargata in tutto il mondo. Puntando fortissimo sul mercato dell’est, prima la Russia e negli ultimi due anni sulla Cina. A gennaio scorso, poi, viene ufficializzata l’apertura di due nuovi showroom: il primo a Shangai e il secondo a Wuhan. Proprio la città da dove l’ondata di contagi del coronavirus si è propagata in tutto il mondo. E che sta mettendo in grave difficoltà la Toncelli srl. E con lei tutto il settore.

«Il nostro fatturato si incentra per il 35% sul mercato cinese e anche se i mesi di gennaio e febbraio non sono particolarmente vivi per il nostro settore, il mercato è praticamente fermo da mesi – racconta Alessandro Pezzoli, amministratore delegato della Toncelli –. Abbiamo investito in due nuovi showroom e uno di questi è stato inaugurato proprio a Wuhan».

La città epicentro dell’emergenza sanitaria. Una situazione che, ovviamente, ha provocato i primi danni a un’azienda che aveva puntato così forte su una città densamente abitata, in forte espansione e con un mercato del lusso made in Italy che valeva, potenzialmente, milioni di euro. «Avevamo in previsione, oltre a Shangai e Wuhan, di aprire a breve altri due spazi espositivi in Cina ma abbiamo bloccato tutto. Non appena si è avuta notizia, proprio a Wuhan, del propagarsi del virus i nostri referenti in Cina hanno vissuto sulla loro pelle un’ondata di panico. Tanto che ci è stato chiesto di intervenire per ordinare mascherine, gel e altri strumenti sanitari perché in città erano diventati introvabili. E non si parla di qualche centinaio, ma ordinativi di 50-100mila pezzi ogni volta».

L’emergenza, anche per chi lavorava per conto di Toncelli in Cina, fa passare presto in secondo piano gli affari. «In città si faticava a trovare posti aperti per comprare i generi di prima necessità, anche l’acqua era una merce quasi introvabile – spiega ancora Pezzoli –. Figurarsi uscire di casa, andare nel nostro showroom per acquistare una cucina».

Il blocco di voli e ingressi da e per la Cina fissato a gennaio e il dilagare del panico in tutto il mondo peggiora la situazione. E mette in forte difficoltà la Toncelli, ma più in generale tutte le aziende di arredamento della Valdera. «Io non sono un allarmista e i dati sulla mortalità confermano come fino ai 60 anni la percentuale sia sempre sotto lo 0,4% – spiega ancora l’ad dell’azienda pecciolese –. La salute pubblica va tutelata ma anche i media hanno un ruolo importante nel dare informazioni, numeri e date precise che descrivano il problema. Altrimenti tante aziende come la nostra del nostro settore, così come di altri comparti economici, rischiano di essere messi in ginocchio».

Ad aprile, poi, Toncelli doveva partecipare, insieme a molte altre aziende toscane (tra queste segnaliamo la Barnini Oseo di Ponsacco, la Valdera Mobili, la Grilli e la Signorini Coco di Perignano) al salone del mobile di Milano. A rischio annullamento ma poi rinviato a giugno. «Purtroppo anche a giugno i cinesi non ci saranno – dice Pezzoli amareggiato –. Il nostro investimento per Euro Cucine, che si svolge ogni due anni, è importante. E permette una ricaduta, come contatti e clienti, che vale per più di un anno. Quindi il danno è difficile da calcolare, ma con tutta questa situazione, dal coronavirus allo slittamento dell’evento di Milano, abbiamo già ordinativi in meno per 600-700mila euro». —

Alessandro Bientinesi



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