Sicurezza
Accettato dai fedeli l’invito a rinunciare al segno di pace
Don Ricciarelli: «Misura utile a far sentire le persone serene in un posto di pace» Per don Zappolini «serve a ricordare le norme igieniche»
SAN MINIATO. Un monito alla politica affinché abbassi i toni in occasione dell’emergenza coronavirus da parte di una strana alleanza: quella fra fede e scienza. È questo il quadro che emerge facendo due chiacchiere con i parroci della curia vescovile sanminiatese, dopo che nei giorni scorsi, in via precauzionale, il vescovo di San Miniato Andrea Migliavacca ha invitato coloro che officeranno la messa nella diocesi a chiedere ai parrocchiani di non scambiarsi il tradizionale messaggio di pace.
«Invito accettato di buon grado dai fedeli, senza allarmismi – spiega don Francesco Ricciarelli, parroco della Valdegola –. Si tratta di una misura utile soprattutto a far sentire le persone tranquille in un posto di pace e di preghiera come la chiesa».
«Una prudenza preventiva» come la definisce anche don Armando Zappolini, da alcuni mesi parroco di Ponsacco e presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza.
«Serve più a richiamare l’attenzione di tutti alle quotidiane norme di igiene che servono sempre – dice Zappolini –. Dispiace che in situazioni come questa vi sia come sempre qualcuno pronto a cavalcare le paure a scopo ideologico. Oggi abbiamo tutti gli strumenti per fronteggiare un’emergenza come questa». Oltre all’accortezza sul gesto di pace, durante la messe messa è anche cambiato il rito del ricevere la comunione sulla lingua: solo mani protese verso il prete per ricevere l’ostia.
«Ascoltiamo la nostra fede, ma anche gli uomini di scienza. La politica dovrebbe abbassare la voce» è l’affondo di don Andrea Cristiani, parroco di Fucecchio e fondatore del Movimento Shalom. «L’importante è che questo oscuro nemico, che non conosciamo e si è insidiato fra noi, non faccia venir meno il senso di fraternità della comunità, in un momento che dalla politica cerca pretesti per trasformare il virus in un approfitto di consensi» aggiunge il parroco, annunciando una preghiera collettiva per mercoledì. «Una supplica alla nostra veneratissima Madonna di Piazza, che come noi fucecchiesi sappiamo bene fu, secondo la tradizione, protettrice durante la peste del 1630, ricevendone una macchia scura sul volto». —
Nilo Di Modica
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