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Pisa

Avis, crescono iscritti e donazioni ma i giovani restano pochi

Avis, crescono iscritti e donazioni ma i giovani restano pochi

Si apre un anno importante per l’associazione pisana che festeggerà i 50 anni di impegno per la collettività

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pisa. Una crescita importante nel numero dei nuovi iscritti e, dopo anni difficili, anche un segnale significativo sul fronte del numero delle donazioni: più 15%. Basta? Certamente no: il lavoro da fare rimane tanto e soprattutto verso i giovani. Ma è comunque un bilancio positivo che guarda al futuro con ottimismo quello che il presidente dell’Avis Pisana, Paolo Ghezzi, si sente di fare in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione. Una occasione di festa, quella di stamani, ma anche di valutazioni sullo stato dell’arte e sul futuro e di premiazioni per i donatori (nell’articolo sotto l’elenco dei premiati).

Come è stato questo 2019?

«Finalmente un anno davvero positivo che è testimoniato non solo dal numero dei nuovi iscritti che nel 2019 sono stati 428. Avis svolge davvero un ruolo di promozione valoriale che arricchisce la comunità. Solo negli ultimi 3 anni i nuovi donatori iscritti sono stati oltre 1300».

E le donazioni?

«Anche se rimaniamo ben lontani dai valori del passato, il 2019 è stato un anno ottimo con un incremento del 15% rispetto il 2018. Le donazioni totali sono state 4024, ben 400 in più dello scorso anno. Di queste, 2708 di sangue intero e 1316 di plasmaferesi e multicomponent. Vanno ringraziati tutti i nostri donatori».

Quanto si deve ancora recuperare rispetto al passato?

«Molto, ma è difficile che possa accadere. Sono cambiate tante cose. Però basta pensare che nel 2014, solo sei anni fa e con numeri già in costante calo, le donazioni totali erano state oltre 4770, il 20% in più di oggi».

Ma è una crisi generalizzata?

«Assolutamente sì. Anzi, Avis è l’Associazione del settore che garantisce il contenimento del problema. Basta guardare i numeri della città e del nostro Centro trasfusionale. Prendendo ad esame il periodo 2011-2019 la riduzione delle donazioni totali a Pisa è stata di oltre 6700 unità passando da 16.238 a poco più di 9500: oltre 20 donatori in meno per ogni giorno di apertura. E se il Centro trasfusionale nel corso del 2019 registra un incremento di oltre 500 donazioni, lo si deve soprattutto ad AVIS Pisa che copre l’80% di questo risultato. Nonostante l’ottimo lavoro e le specializzazioni del settore, è un calo davvero evidente che non è del tutto coperto dalle prestazioni dei Centri Trasfusionali di area vasta. Al contempo è da evidenziare come si siano potenziati la tutela del donatore, la conservazione e il buon uso del sangue donato, i protocolli di tracciabilità e la specializzazione nella trasformazione del dono in farmaci salva vita».

Quali sono le cause?

«Tante e diverse. Alcune specifiche ed altre generali. Tra queste, la chiusura del Trasfusionale al Santa Chiara, i criteri di esclusione sempre più selettivi per la tutela del ricevente, una cultura sempre più individualista. Sono, però, dati in linea con la tendenza nazionale che dopo un costante incremento delle donazioni, oltre 44 unità per mille abitanti nel 2012, è andato progressivamente calando assestandosi intorno a 42 donazioni ogni 1000 abitanti. E se anche la Toscana risulta autosufficiente rispetto i fabbisogni, almeno per le emazie, il trend mostra una disaffezione preoccupante della popolazione, soprattutto giovane, dal dono e, quindi, dai valori che rappresenta».

Dunque è soprattutto sui giovani che si deve lavorare?

«Assolutamente si! Basta pensare che da quasi un decennio le fasce di giovani che si avvicinano alla donazione è in costante calo mentre è in costante crescita il numero di donatori over 45, ormai il 50%».

Cosa fa Avis per questo?

«Forte di un accordo Nazionale, Avis promuove da oltre 40 anni, un programma di incontri con tutte le scuole della città. Grazie alla sensibilità dei dirigenti scolastici e dei docenti, solo nel 2019 abbiamo incontrato 1200 diciottenni in 61 classi differenti favorendo la prima donazione di 150 ragazzi. La scelta del dono è la massima espressione di libertà. Nessuno può forzarla e rappresenta, al contempo, il punto di arrivo di un percorso di confronto interiore che pone alla base della scelta i valori assoluti legati indissolubilmente all’universalità di questo gesto».

Propositi per il 2020?

«Entriamo nell’anno che ci porterà a celebrare i 50 anni della nostra Associazione. Abbiamo bisogno di supporto e di occasioni per parlare di dono come gesto anonimo, volontario e gratuito. Il dono non è delegabile: ciascuno deve assumersi la propria responsabilità per creare, da protagonista, una rete di protezione di cui possano beneficiare tutti. Per questo l’appello è rivolto a tutti, soprattutto ai giovani».

Come diventare donatori?

«Semplice, basta venire in sede, in Piazza Vittorio Emanuele 18, compilare il modulo di iscrizione e prendere appuntamento per il primo step di verifica. Seguirà poi, la prima donazione e la consegna della tessera di socio. L’iscrizione è gratuita e non pone obblighi di frequenza alla donazione. Ci consente però di trovare il donatore giusto nella gestione delle emergenze quotidiane».

E’ davvero importante?

«Assolutamente si. In Italia, sono oltre 600.000 le persone beneficiate da trasfusione. Quasi 1 abitante ogni 100. Grazie al dono è possibile oggi guarire frequentemente da malattie che erano spesso mortali fino ad un decennio fa. Dobbiamo esserne consapevoli, ed agire di conseguenza. Il sangue si può solo donare». —



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