Attenzione
«Sistema che produce aggressività e violenza anziché il confronto»
La presidente dell’Ordine degli psicologi sul caso del liceo «La voce degli studenti non deve restare inascoltata»
pisa. «La scuola oggi ha bisogno di sviluppare strategie operative per comprendere e affrontare non solo fenomeni di insuccesso formativo o di dispersione o ritiro scolastico, ma necessita di implementare interventi volti a prevenire il disagio giovanile e più in generale promuovere il benessere psicologico e relazionale di tutti gli attori del mondo della scuola, affinché eventi di questo tipo, qualora accertati, non trovino terreno fertile fra i banchi degli studenti o nelle aule dei professori».
A sottolinearlo è Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana in riferimento alla denuncia promossa in assemblea, dagli studenti del liceo Galileo di Pisa. Un malessere, quelli di ritrovarsi con alcuni prof nel ruolo di “bulli” contro gli studenti, che ha trovato un confronto partecipato nell’assembla degli studenti e poi una denuncia dettagliata consegnata anche alla dirigente scolastica.
«Questo episodio non ci parla solo del comportamento di un singolo insegnante che, se confermato, sarebbe inaccettabile. Ci racconta più in generale anche di un sistema, quello scolastico, troppo spesso poco analizzato nella sua interezza, e poco sostenuto nel suo complesso e nella sua complessità» prosegue la presidente Gulino.
«La scuola – aggiunge - è un sistema dove si incontrano realtà, età ed esperienze differenti: dirigenza, insegnanti, personale Ata, genitori, studenti. Tutti condividono lo spazio scolastico e tutti sono, con le dovute proporzioni, esposti al rischio malessere che in una scuola può crearsi. Non solo gli studenti e le loro adolescenze, ma anche le famiglie in difficoltà o gli insegnanti a rischio burn out. Questo ci racconta l’evento di Pisa: un sistema che, se produce aggressività e violenza al posto di confronto ed educazione, è in grave disagio ed affanno».
Secondo la psicologa come società dobbiamo farci carico di tutti gli attori e interlocutori del sistema, senza pensare di risolvere con interventi frammentati o individuali un problema che è di tutti, non di uno solo.
«Noi psicologi lavoriamo da anni nelle scuole, ma siamo una risorsa spesso sottovalutata o non utilizzata al massimo delle possibilità – conclude –. Un sistema scuola che funzioni non investe solo nello studio, ma anche in benessere e relazione. Dobbiamo far sì che la voce forte degli studenti di Pisa, se confermata e di questo dovranno occuparsi gli organi competenti, non resti inascoltata e diventi invece occasione di riflessione e di confronto. Davanti a un fatto del genere si può ragionare in ottica lineare, cercando il colpevole di turno, atteggiamento sicuramente poco utile oppure riferirsi ad un pensiero più complesso, che non sanzioni o punisca ma che faciliti un lavoro di prevenzione per il futuro». —
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