Sicurezza
Minorenne in coma dopo la dose di droga: così è stato scoperto il pusher a Pisa
Il racconto dell’investigatore dei carabinieri. Dall’ospedale alle tracce sui lungarni. Un’amica della ragazza inviò una foto del sospettato alla madre. Il ruolo dei video
PISA. Una foto trovata su Facebook da una delle ragazze che aveva preso cocaina da un nordafricano di cui non sapevano il nome, ma che era un volto conosciuto nella movida inquinata da alcol e droga. Un’immagine inviata sul cellulare della mamma della studentessa in quel momento in coma a Cisanello e dalla signora ai carabinieri.
Il primo passo di un’indagine rapida conclusa con l’arresto di un tunisino, incensurato, con qualche denuncia per spaccio, in carcere da agosto e ora sotto processo per lesione come conseguenza di altro reato e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti a minori.
La storia è quella della studentessa 17enne che la scorsa estate rischiò di morire dopo aver assunto cocaina e alcol nei paraggi di piazza Ricasoli. Le due amiche riuscirono a vomitare, per lei, quasi svenuta, il rigurgito finì nei polmoni. Ora sta meglio, ma, come ha esordito ieri mattina il militare che aveva seguito subito il caso, «a Cisanello ci avevano detto che la morte sarebbe stata imminente».
Il vicebrigadiere Massimiliano Bonanni del nucleo radiomobile ha illustrato al pm Egidio Celano e al collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) come sono arrivati all’individuazione dell’imputato, Ahmed Harrath, 29 anni, difeso dagli avvocati Massimo Parenti e Luciano Picchi.
«Siamo arrivati in ospedale intorno alle 8 – ha spiegato il militare –. Abbiamo sentito le amiche della studentessa che era in condizioni gravissime, in fin di vita. Ci sono state anche le testimonianze di chi era con la ragazza sul lungarno Mediceo all’altezza del pub Amani. La videosorveglianza comunale è stata molto utile. La persona è stata individuata dalle immagini mentre si spostava in bici da piazza della Berlina alle Vettovaglie e in via Notari. Luoghi di smercio di droga. La foto inviata alla mamma da un’amica della studentessa ci ha permesso di fare ulteriori accertamenti. Il tunisino era già stato fermato. Il suo viso era noto nell’ambiente».
Sull’ora della cessione, gratuita, della dose non c’è una certezza cronologica. Dopo le 00,30 di sicuro. Si vedono nei video le tre amiche andare in via delle Belle Torri dove consumano la dose. Non solo sniffata. Il residuo rimasto sul quadrante di un cellulare viene usato per fumarlo passandoci sopra una cartina. «Abbiamo fatto vedere la foto dell’imputato ai testimoni che erano con le ragazze e tutti hanno confermato che era lui – ha proseguito il militare –. Le tre amiche si sono sentite male dopo essere state in via delle Belle Torri. Prima avevano ottenuto la dose gratis. Quindi sono andate via in macchina per recarsi in una casa in via Fiorentina alla Cella». Da qui è arrivata la richiesta di aiuto al 118 e poi la corsa in ospedale per un salvataggio che nelle prime ore sembrava improbabile. I carabinieri dopo aver messo insieme le dichiarazioni dei testimoni e le immagini della videosorveglianza sono arrivati a Harrath.
I legali Picchi e Parenti, nel loro controesame, hanno cercato di mettere in rilievo il lasso di tempo non accertato tra l’incontro tra il tunisino e le ragazze e il successivo malore. Lasciando intendere che le amiche potrebbero aver consumato ulteriore droga presa da qualcun altro. Per il tunisino è stata chiesta la revoca del carcere con i domiciliari. Il pm si è opposto sostenendo la gravità della cessione dello stupefacente a una minorenne. Prossima udienza a fine mese. —
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