Il Tirreno

Pisa

l’ex sindaco 

«Senza un progetto l’obiettivo “Pisa, non solo Torre” resta uno slogan»

Francesco Loi
«Senza un progetto l’obiettivo “Pisa, non solo Torre” resta uno slogan»

Fontanelli: nodo essenziale è il rapporto tra offerta culturale dei lungarni, centro storico e riqualificazione del S. Chiara

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PISA. «Pisa non è, e non può essere, una città solo turistica. La sua forza è nei grandi servizi, soprattutto nelle sue Università, nella ricerca e nel polo sanitario. Certo, è anche un’importante città d’arte, sul piano monumentale e dei beni culturali, ma la sua definizione più giusta è “città della cultura e del sapere” anziché “città turistica”. Ovviamente il turismo c’è, ma è caratterizzato purtroppo da un basso livello di attrazione, per quantità e per qualità. E su questo c’è molto da fare». L’ex sindaco e deputato Paolo Fontanelli interviene sui temi del turismo e del futuro della città. Un modo per fare una riflessione sulla visione di Pisa che aveva impostato ormai venti anni fa.

Fontanelli, qual è la realtà dell’offerta turistico-culturale di Pisa?

«Un’offerta frammentata, priva di un progetto integrato e di servizi adeguati. In questi anni si sono realizzati significativi interventi di recupero e portate a compimento iniziative qualificanti come le mura e il Museo delle Navi. Ma se restano isolati e vengono promossi singolarmente non producono il salto di qualità necessario e quindi le potenzialità non si sviluppano concretamente. Ciò che manca è una logistica del turismo finalizzata a valorizzare l’offerta culturale più distante dalla Torre e da Piazza dei Miracoli. Per questo quindici anni fa avevamo elaborato il progetto di una nuova e funzionale “porta d’ingresso” per i turisti vicina ai lungarni. L’ipotesi era quella della caserma sull’Aurelia, cercando così di cambiare flussi e tempi delle visite turistiche alla città. Altrimenti lo slogan “Pisa: non solo Torre” rimane solo un modo di dire».

Ma la caserma Bechi Luserna non è mai è stata dismessa: un progetto da archiviare?

«Credo che quella visione sia ancora valida. Penso non ci si debba rassegnare e dare per persa quella opportunità. Bisogna però cercare anche possibili alternative. Anche perché quella visione di città ruotava intorno alla costruzione del sistema museale dei lungarni organizzato e connesso con la fruizione del centro storico cittadino. Quello che è andato in porto da allora è la realizzazione di Palazzo Blu come centro culturale espositivo per mostre di qualità e di richiamo e il nuovo Museo delle Navi agli Arsenali Medicei, a cui si è aggiunto il recupero degli Arsenali Repubblicani. Certamente ci sono degli aggiornamenti da fare e soprattutto va ripreso il ragionamento sul rapporto tra l’offerta culturale dei lungarni e del centro storico con la ristrutturazione e la riqualificazione dell’area del Santa Chiara, come suggeriva il progetto Chipperfield».

Questa visione si può legare in modo costruttivo alla candidatura di Pisa a capitale italiana della cultura 2021?

«L’individuazione annuale di una città come capitale italiana della cultura corrisponde a un’idea episodica, di tipo promozionale, per valorizzare il patrimonio urbano italiano. È un’opportunità utile, ma limitata. Tra l’altro Pisa aveva già avanzato la sua candidatura nel 2017, quando venne scelta Pistoia, e non è una motivazione molto forte riproporla in un contesto concorrenziale con un’altra città del territorio provinciale come Volterra. Comunque parlare di Pisa come città della cultura è importante, indica un obbiettivo. Ma poi va perseguito con un disegno progettuale integrato».

Il rapporto con le città vicine quanto può essere funzionale?

«Con Livorno si dovrebbe costruire un’offerta che guarda ai croceristi più articolata dell’attuale. Non solo monumenti, ma anche mostre o musei, oppure natura, San Rossore. Ma anche con Lucca e l’insieme della costa si dovrebbe ragionare. È interesse e della Toscana sviluppare una promozione turistica che rafforzi la capacità di attrazione del territorio costiero».

Tutti questi temi sono riemersi di fronte alla chiusura dell’info-point di piazza Duomo: la sua posizione?

«Restare senza un punto di informazioni in Piazza dei Miracoli sarebbe estremamente negativo. Ho visto che il sindaco Conti ha chiesto all’Opera della Primaziale Pisana di trovare un altro spazio sulla piazza. Ovviamente appoggio questa richiesta, ma resta il problema di fondo: che è quello di un progetto integrato dell’offerta turistica, dai monumenti ai musei, fino alle mostre ed ai “tesori” della città storica, e alla sua regia di attuazione che deve trovare un riferimento forte e credibile nelle istituzioni». —

Francesco Loi

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