Sicurezza
In piazza contro gli istituti insicuri e fatiscenti
Dopo le occupazioni dei giorni scorsi il comitato “Scuole in rivolta” annuncia un corteo per le strade della città nella mattinata di venerdì 14
pisa. La protesta studentesca cittadina scende in città. Venerdì prossimo, 14 febbraio, il comitato “Scuole in rivolta” organizza un corteo per le strade del centro. In particolare, per alzare la voce contro l'edilizia scolastica e il sistema scolastico in generale, «i cui problemi colpiscono studenti, professori, genitori e dirigenti».
Nel corso dell'ultimo mese gli studenti di Pisa e dintorni hanno occupato dieci istituti. «Nessuno – affermano dal comitato “Scuole in rivolta” – sembra aver compreso a fondo la causa di tale gesto. Molti giudicano superficialmente l'accaduto facendo caso solo ai danni materiali delle strutture, a un'eventuale disorganizzazione degli studenti e a quelle che sono le notizie diffamanti e che contribuiscono alla demonizzazione dell'evento. Non è possibile avere un'opinione in merito alle occupazioni pisane se non ne si ha una visione d'insieme; teniamo perciò a chiarire, una volta per tutte, le motivazioni degli studenti. La prima, fra le cause principali della protesta, è l'edilizia scolastica. Il caso più eclatante è il complesso Marchesi, una scuola che è stata costruita con materiali a scadenza (35 anni) e dove da 13 anni gli studenti frequentano un istituto fatiscente, una scuola con infiltrazioni di acqua in più classi e nelle prese elettriche, una scuola dove la salute è tutt'altro che tutelata».
Le carenze relative all’edilizia non sono tuttavia l'unica motivazione. «Sotto gli occhi – continuano i promotori della protesta – abbiamo un sistema scolastico mutilato da anni, a partire dal 2008 con la riforma Gelmini che prevede le prove Invalsi, passando dalla Buona scuola di Renzi, con l'alternanza scuola-lavoro e la figura del preside che diventa sempre più quella di un dirigente aziendale, fino ad arrivare al decreto sicurezza. Tutto questo ha contribuito a svilire un'istituzione già in ginocchio che ha perso di dignità e valore e che ogni anno subisce nuovi e ingenti tagli e che anche quest'anno vedrà sottratti 1,8 miliardi. Questa situazione ha danneggiato la scuola come i suoi studenti che sono ridotti a numeri e crocette (prove Invalsi), manodopera gratuita per le aziende (alternanza scuola-lavoro) e a macchine di produzione per una scuola che punta più al decoro, al guadagno e al consumo che all'istruzione degli studenti. Non sorprendiamoci se i ragazzi non credono più nelle istituzioni».
«Chi ha causato danni – è la posizione di “Scuole in rivolta” – ne è la prima vittima. Non condividiamo quel tipo di azioni, ma ci poniamo più domande di chi le giudica. Chi agisce così ha perso fiducia sia nelle istituzioni che nell’efficacia di una protesta. Ma con le occupazioni qualcosa è cambiato, ci siamo sentiti per la prima volta non solo parte ma protagonisti del nostro spazio e questo ci ha dimostrato che è possibile viverlo in modo alternativo. Abbiamo dimostrato che è possibile far fronte comune contro una scuola satura di sfiducia e indifferenza e contro una società disinteressata e passiva. Non siamo i “vandali” come siamo stati dipinti». —
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