Il Tirreno

Pisa

«Un edificio di valore architettonico, venite a vederlo»

V.L.

Il rettore Paolo Mancarella racconta la nascita del progetto da 5,7 milioni di euro destinato a ospitare aule e laboratori per 1300 studenti 

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l’intervista

Laboratori, aule di ogni dimensione, un’ampia sala convegni, una hall spaziosa pensata come una piazza coperta. E soluzioni tecnologiche improntate all’energia pulita. Ecco cosa è diventata l’ex sede della casa farmaceutica Guidotti grazie all’investimento dell’Università di Pisa. Tra pochi giorni le aule si apriranno agli studenti, E ora che il cantiere è agli sgoccioli c’è chi solleva qualche perplessità sul suo aspetto estetico. Ne abbiamo parlato con il rettore, il professor Paolo Mancarella.

Come nasce il progetto di recupero del polo Guidotti e quale investimento è stato fatto dall'Ateneo?

«È un intervento che fa parte di una più ampia progettualità messa in atto dal nostro Ateneo per dotarsi di strutture in grado di rispondere alle necessità di una moderna comunità universitaria. Stiamo parlando di un percorso iniziato nel 2009 e, quindi, molto prima del mio arrivo. Quello, per intendersi, che ha portato al restauro di Palazzo Matteucci e alla nascita dei poli universitari nell'area di San Cataldo, alle Piagge e nel complesso degli ex Salesiani. Oltre che nell’area ex Guidotti, dove già nel 2011 era stato inaugurato un primo lotto. Per i lavori di realizzazione di quest’ultimo edificio l’Università ha investito 5,7 milioni di euro serviti anche per un profondo e delicato intervento di bonifica sia del terreno che della falda sottostante».

Che tipo di attività accoglierà il Polo?

«Questo nuovo Polo entrerà in funzione già il 17 febbraio prossimo e, tra aule e laboratori, sarà frequentato da circa 1300 studenti di Biologia e di Civiltà e Forme del Sapere. Ma al suo interno sono presenti anche un Auditorium e una hall pensata come una sorta di piazza coperta. Idealmente, sono spazi che potremmo condividere con il quartiere. Così come il giardino che inaugureremo in autunno. Anche in questo senso la restituzione alla città di quest’area credo sia un passo importante, oltre al fatto che, essendo un edificio a bassissimo impatto ambientale, non può che contribuire al miglioramento della qualità della vita di tutta la zona».

Cosa risponde a chi avanza perplessità rispetto all'impatto estetico della struttura?

«Credo rientri nella natura sia dell'arte che dell'architettura contemporanea dividere gli animi e far discutere. Di una cosa però sono convinto: un’operazione di recupero del tessuto urbano come questa, che ha interessato un’area di pregio della nostra città, vicina alle mura e alla torre, non poteva limitarsi ad un intervento di edilizia urbana. Occorreva un edificio che avesse anche un suo valore architettonico e che fosse espressione del proprio tempo. Per questo mi piacerebbe che i nostri “vicini di casa”, gli abitanti del quartiere, prendessero parte all’inaugurazione ufficiale del prossimo 25 febbraio. Per scoprire di persona cos’è questo nuovo Polo».

Perché chiamarlo “San Rossore 1938”?

«È un nome che ho voluto fortemente e che non nasce dal semplice desiderio di celebrare quanto facemmo, nel 2018, in occasione dell’80° dalla firma delle Leggi Razziali. Richiamando oggi alla memoria collettiva quella Cerimonia intendiamo rinnovare in modo solenne un impegno: quello di difendere e promuovere i valori della democrazia, della libertà, dell’eguaglianza, della fratellanza e del diritto alla dignità di ciascun essere umano. Per farlo, mantenere viva la memoria di ciò che è stato è fondamentale: sarà così per tutti gli studenti che entreranno per la prima volta in quelle aule e a cui spiegheremo il perché questo nome. Il nostro compito d’altronde, non è solo quello di formare eccellenti ricercatori e studiosi, ma anche di creare cittadini migliori per un mondo migliore». — V.L.

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