Sicurezza
Poliziotto non coprì il prete condannato per maltrattamenti
PISA. «Il mio non è un caso di errore giudiziario. Sono stati vittima di un complotto». Si sfoga Luigi Schettino, commissario di polizia, dal gennaio 2013 allo stesso mese del 2015 responsabile della volanti in questura a Pisa, dopo la sentenza di assoluzione perché «i fatti non sussistono» nel processo in cui un parroco è stato condannato a 12 anni per maltrattamenti contro una minorenne. Sono stati condannati anche i genitori della ragazzina, affetta da problemi psichiatrici, che la tolsero alle cure dell’ospedale Bambino Gesù di Roma per affidarla ai riti dell’ormai ex sacerdote. Michele Barone di Casapesenna. Assoluzione piena, invece, per il poliziotto, accusato (il pm chiedeva 5 anni di pena, ndr) di aver tentato di ostacolare la denuncia nei confronti del prete da parte della sorella maggiore della 13enne.
Nell’ottobre 2017, secondo la Procura, il poliziotto avrebbe cercato di indurre la sorella della vittima della violenza sessuale (reato per cui il parroco è stato assolto, ndr) a ritirare la denuncia contro il prete e contro i genitori. «Non è vero – aveva spiegato in aula Schettino –. Le dissi soltanto che quelle accuse sarebbero state difficili da provare». Sentito in aula aveva raccontato dell’esorcismo che si tenne nel castello diroccato di Maddaloni in Campania, dove, insieme a un altro poliziotto, accompagnò Barone e la ragazza. «La ragazza entrò come in uno stato di trance, in precedenza ci aveva detto delle sette sataniche, di cavalli squartati e cortei di persone incappucciate sulla montagna, ma quello che accadde nel castello mi lasciò molto impressionato – è stata la sua testimonianza –. Di quell’esorcismo c'è un video, io e il collega assistevamo a tutto ciò e facevamo luce con i cellulari». —
P.B.
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