Gioco
Le aziende chiedono più aree sul canale per sviluppare ancora la nautica
L’amministratore Pisano: al lavoro per una Navicelli 2.0 L’idea? Un porto a secco in connessione con l’aeroporto
PISA. Dalla finestra dell’ufficio affacciato sulla darsena, la sagoma del grande yacht, una quarantina di metri di lunghezza, a spanne 50 milioni di euro di valore, sembra un poster. Ma è tutto vero. Nel capannone a fianco, il rumore della fresa testimonia l’attività in corso. «Vogliamo far tornare la città alla gloria delle Repubbliche Marinare. Pisa può offrire abissalmente di più di quanto avviene ora», dice Salvatore Pisano, amministratore unico della Navicelli Srl, la società controllata dal Comune che gestisce le aree del canale omonimo e la Darsena Pisana.
La bussola di Pisano è una definizione: Navicelli 2.0. Un obiettivo che nel giro di sedici mesi, tanti quanti ne sono passati dal suo insediamento, è diventato un imperativo. «Non siamo qui con l’idea di fare piazza pulita rispetto al passato, ma di evolvere e sviluppare. E lo facciamo esclusivamente nell’interesse della città», sottolinea.
La direzione è stata tracciata di recente dal sindaco Michele Conti. In quella che è stata caratterizzata come l’area dello sbarco di Ikea, le prossime linee di sviluppo saranno dedicate tutte alla nautica e alla cantieristica. «Sì, l’indirizzo è quello, per lasciare alla città qualcosa di strutturato - conferma Pisano -. E le motivazioni sono semplici. La cantieristica di un certo livello non si è mai fermata, nemmeno nei tempi più duri della crisi economica. Quello che si era fermato è un certo tipo di attività. Il trend indica una forte crescita per i prossimi 8-10 anni. Se riusciamo ad investire ed a spingere per questo trend si potranno creare i presupposti per centinaia di posti di lavoro».
Concentrare le attenzioni sui Navicelli e sull’ulteriore crescita della nautica significa, nei piani dell’amministrazione comunale, soprattutto puntare sull’acquisizione di ulteriori aree, ora private, lungo il canale. «Molti imprenditori vedrebbero con favore l’insediamento nell’area. Non solo da Viareggio, ma anche provenienti da altre zone. In questa fase, ad esempio, mi sto spendendo per un secondo capannone di Rossinavi: vorrebbe dire un centinaio di nuovi impiegati nel cantiere. Per questo pensiamo all’acquisizione di alcune aree e all’ottimizzazione di altre lungo il canale. Sono quasi tutte aree a parco pubblico inutilizzate».
Ma lo sviluppo passa anche da altre iniziative, come la realizzazione di un “porto a secco” per imbarcazioni fino a 20 metri. Si tratta di un tipo di struttura ricettiva sulla terra ferma dove le barche stazionano in appositi invasi all’interno di piazzali attrezzati. Pisano spiega: «Me la immagino così: il cliente chiede di avere a disposizione un’imbarcazione per un fine settimana in mare. Arriva all’aeroporto Galilei da qui poco distante, raggiunge il porto a secco e parte per il suo tour raggiungendo il mare attraverso l’Incile, valorizzando in questo modo l’utilizzo di un’opera che, costata 6 milioni di euro, dimostra la lungimiranza con la quale è stata pensata. Dove fare il porto a secco? Appena fuori darsena, sulla parte destra del canale. E su questo progetto siamo anche pronti a chiedere ai rimessaggi in golena d’Arno: voi siete interessati a partecipare a questo servizio? L’utilizzo a regime dell’Incile può diventare una leva interessante per un settore storico della nostra economia». —
F.L.
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