Il Tirreno

Pisa

Nessuna volontà di dialogo, solo intimidazioni

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Lo scarso interesse della classe dirigente nei confronti dell’istruzione si dimostra con i tagli che i governi applicano e con il sistema scolastico che tende a limitare un apprendimento a 360 gradi favorendo la settorializzazione e la chiusura stagna delle materie studiate. Ci chiediamo come sia possibile pensare di formare cittadini liberi, capaci di analizzare autonomamente il presente con tale impostazione. Nella nostra scuola approfondire argomenti trasversali o di attualità dipende dalla buona volontà dei docenti, spesso sotto pressione di scadenze quasi impossibili da rispettare. Il nostro liceo ha a disposizione un edificio sicuro ed è adeguatamente dotato di strumenti didattici. Si riscontrano però disagi non espressi e quindi non considerati. Quando si parla del Dini si descrive una scuola “elitaria”: una fabbrica di eccellenze. Non si parla però degli studenti che abbandonano gli studi, portati a quest’azione dalla pressione esercitata su di loro: una selezione ingiusta che esclude gli alunni che avrebbero bisogno di un sostegno in più. Spesso manca il dialogo. Questi motivi hanno portato un gruppo di studenti a compiere un atto estremo: occupare. I ragazzi hanno promosso un’assemblea, ottenuta da due dei quattro rappresentanti d’istituto che si sono presi la responsabilità di gestire la situazione. L’assemblea, definita dalla preside improvvisata e frettolosa, ha portato ad un voto nettamente favorevole all’occupazione nonostante l’indisponenza della preside e di alcuni professori che sono ricorsi a metodi alquanto discutibili: fare foto e video a chi entrava nella scuola. Gli occupanti si sono resi disponibili a far entrare il personale di segreteria per non interrompere il pubblico servizio (compromesso che l’anno scorso ha ottenuto ottimi risultati): disponibilità respinta dalla dirigente. Non ci sono stati danni o atti vandalici. Anzi, è stata fondamentale la pulizia della scuola. Abbiamo discusso argomenti formativi ed entrati in contatto con istituzioni culturali (Domus Mazziniana e Casa della donna). La seconda mattina, professori e dirigente si sono ripresentati a scuola: è iniziato un monologo svalutante nei nostri confronti che non esprimeva volontà di dialogo, ma solo intimidazione. Noi “poveri illusi” (parole della preside), non abbiamo potuto controbattere spaventati da eventuali provvedimenti. Abbiamo mostrato l’assenza di danni, ma la preside ha imposto un limite temporale minacciando provvedimenti. I tre giorni di occupazione non sono un evento isolato, ma parte di un percorso di mobilitazioni che vedono uniti gli studenti. Non intendiamo fermarci davanti ai tentativi di intimidazione, continueremo a credere nei motivi che sono alla base della protesta.

Gli studenti promotori

dell'occupazione

del liceo Dini

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