Italia
Il miracolo del dono del sangue abbraccia tutti i credi religiosi
Al Centro Trasfusionale di Cisanello le associazioni di volontariato hanno incontrato i rappresentanti delle varie comunità
l’evento
Dietro al dono del sangue c’è la bellezza del gesto gratuito che supera e annulla ogni differenza politica, religiosa o sociale. Ma c’è anche la possibilità di salvare una vita, garantita dal lavoro di medici e associazioni che fanno funzionare, assieme ai donatori, l’intero meccanismo della terapia trasfusionale. È questo il messaggio lanciato dalle sezioni pisane delle associazioni Avis, Cri, Fratres e Pubblica Assistenza, che insieme alla direzione generale e al Centro Trasfusionale dell’Azienda ospedaliero-universitaria hanno incontrato a Cisanello gli esponenti delle comunità religiose cittadine, con l’obiettivo di sensibilizzare la collettività.
«Le associazioni sono il fondamentale raccordo tra il Centro e i donatori, ma sono questi ultimi il fulcro della nostra attività. Da loro parte tutto quello che siamo in grado di offrire», spiega il dottor Alessandro Mazzoni, direttore dell’unità operativa Medicina trasfusionale e biologia dei trapianti. «Oggi le comunità religiose e le associazioni si incontrano per rafforzare il concetto di solidarietà e per promuovere un messaggio di unità d’intenti a vantaggio della comunità».
Così l’imam musulmano Mohammad Khalil, l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto, il pastore valdese Daniele Bouchard, il sacerdote ortodosso Cristian Puricescu e Paola Samaia, in rappresentanza della comunità ebraica, si sono riuniti assieme, fianco a fianco, per visitare il Centro di Cisanello grazie alla guida del dottor Mazzoni. Dalla sala in cui avviene la donazione fino ai laboratori, l’intero percorso è scandito da una rigida normativa giuridica e da un costante monitoraggio per garantire la sicurezza di tutti, riducendo a zero i rischi di infezione o di spreco. Ma il centro trasfusionale, messo in moto dal significato universale del dono, diventa anche «una bella palestra per riflettere su valori assoluti che sono spesso il frutto di un percorso interiore, mai scontato, verso l’inclusione e la solidarietà», ricorda Paolo Ghezzi, presidente di Avis Pisa. «Chi dona ha un cuore sano. È importante portare questa sensibilità all’interno della propria comunità, anche per promuovere valori come l’integrazione e il vivere civile», afferma l’imam Khalil. E diventa fondamentale anche il ruolo della scuola e dei percorsi educativi per far conoscere l’importanza del dono di sangue, come ha sottolineato l’arcivescovo Benotto. Quello di Pisa è un ospedale ad alta specializzazione, dove il bisogno di trasfusioni è costante. Se nel 2019 i donatori sono stati oltre 9.000, con una crescita di 400-450 persone rispetto all’anno prima, non si riescono ancora a coprire tutte le esigenze. Per questo, ricorda la dottoressa Grazia Luchini, direttrice sanitaria dell’Aoup, «è ancora più importante far conoscere la qualità e la sicurezza del percorso donativo». —
Sara Venchiarutti
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