Il Tirreno

Pisa

CORTE D'APPELLO

Pisa, torna in libertà lo sparatore del Cep

Pietro Barghigiani
Patrizio Giovanni Iacono e il bar dove sparò ai quattro amici seduti ai tavolini (Foto Muzzi)
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Patrizio Giovanni Iacono e il bar dove sparò ai quattro amici seduti ai tavolini (Foto Muzzi)

Pena ridotta: 9 anni e 4 mesi. Una delle due contestazioni di tentato omicidio riqualificata in lesioni personali aggravate. Quattro gli avventori colpiti

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PISA. Seduto accanto ai suoi avvocati e libero dopo quasi due anni di carcere, Patrizio Giovanni Iacono accoglie con un cenno di soddisfazione la sentenza della Corte d’Appello con cui è stata ridotta in modo sostanziale la pena per quella mattina di follia a suon di colpi di pistola contro quattro avventori di un bar al Cep.

I giudici hanno riqualificato in un caso il tentato omicidio in lesioni aggravate, concesso la continuazione per una serie di altri reati ed escluso l’aumento per la recidiva. Il risultato finale (il procuratore generale aveva chiesto la conferma del primo grado, ndr) è di 9 anni e 4 mesi, compresi i 2 anni 8 mesi per la detenzione illegale delle armi che non è stata inclusa nella continuazione.  Un elemento che sarà al centro del ricorso in Cassazione annunciato dai legali, gli avvocati Giuseppe Carvelli e Fabio Massimo De Pascali.

In primo grado, con rito abbreviato, nell’aprile 2019, Iacono era stato condannato a 15 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione. Un cumulo che metteva insieme il tentato omicidio nei confronti di due persone (in appello l’accusa è caduta per un episodio, ndr), le lesioni aggravate per altre due, il porto abusivo di arma, la detenzione illegale di armi e l’evasione. Uscito dal carcere per decorrenza dei termini di custodia cautelare, Iacono ha partecipato al processo da imputato libero. La stessa condizione che lo accompagnerà fino al pronunciamento della Suprema Corte contro il verdetto d’appello che, pur riducendo la pena, ha confermato la responsabilità del 23enne sardo, originario di Alghero, per l’assalto all’esterno della Caffetteria Tirreno. Rimane il tentato omicidio solo per uno dei quattro amici seduti ai tavolini del bar. Il resto sono reati collezionati in una sequenza che mise insieme l’evasione dai domiciliari, l’uso di armi modificate e illegali e le lesioni personali aggravate. Quello che fu battezzato lo sparatore del Cep alle 11,30 del 9 febbraio 2018 fece piombare la città in un cappa di terrore. Fino a quando alle dieci di sera la polizia non lo arrestò in un casottino poco distante dall’appartamento in cui viveva, Pisa fu paralizzata da posti di blocco di agenti e carabinieri, blitz con armi spianate a Palazzo Blu per il timore che l’autore del raid al Cep si fosse asserragliato nello storico edificio sul lungarno Gambacorti.

«Non volevo uccidere – scrisse Iacono in una lettera al Tirreno –. Quello che ho fatto non l’ho fatto, come dicono, per un banale richiamo le cose non stanno così, avevo le mie ragioni. Queste sono le mie vere parole, ho avuto le mie ragioni per sparare anche se so di aver sbagliato, non ho chiesto e non chiederò scusa alle quattro persone, non sono pentito di niente. Pentito non fa parte del mio vocabolario. Le persone dovrebbero prendersela con quei prepotenti che mi hanno aggredito in gruppo». Nel gennaio 2017 ad Alghero sparò alle gambe a un rivale in amore. Altro processo per tentato omicidio. Quel venerdì di febbraio il richiamo dei quattro, anche con parole colorite, sarebbe stato l’innesco degli spari. «Chi siete vigili urbani per dirmi come devo comportarmi in strada?» sarebbe stata la risposta di sfida di Iacono dopo essere passato con la sua moto da cross. Prima gli spari con una scacciacani modificata. Poi va a casa e prende un’altra pistola, una semiautomatica. Ritorna dopo una ventina di minuti e preme di nuovo il grilletto. Quindi la fuga finita dopo quasi undici ore. In uno sgabuzzino gli trovarono armi illegali, un fucile a canne mozze e munizioni. Per accusa e parte civile quei colpi potevano avere conseguenze mortali. Avevano raggiunto le gambe. In un caso l’addome con il bottone dei jeans a fare da provvidenziale scudo. Il prossimo round in Cassazione. —

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