Il Tirreno

Pisa

«Onoro il padre e la madre con la Memoria affinché il loro sacrificio non sia disperso»

Giuseppe Boi
«Onoro il padre e la madre con la Memoria affinché il loro sacrificio non sia disperso»

Michele Emdin, medico e docente della Sant’Anna: «L’Olocausto può riaccadere. L’arte e il Giorno della memoria sono un vaccino potente» 

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L’intervista



«Le iniziative della Giornata della Memoria sono come un vaccino. Una profilassi di cui la nostra società ha sempre bisogno. Perché ciò che è accaduto con l’Olocausto può riaccadere. Anzi si ripete ancora oggi. È la natura dell’uomo che, come avviene per le patologie, lo porta ciclicamente da ammalarsi. Io sono un medico e credo nei vaccini». Michele Emdin osserva “Lo sconquasso” – l’installazione realizzata ieri in occasione del Giorno della Memoria nell’aula magna storica della Scuola superiore Sant’Anna – e ne spiega il significato. Quello artistico: con le sedie e i banchi accatastati da Gianni Lucchesi al centro della stanza per dare il senso dello sconvolgimento causato da un rastrellamento. Quello morale e civile: la volontà di non dimenticare le persecuzioni testimoniate dai 75 volti di studenti ebrei a Pisa vittime delle leggi razziali. Quello più intimo di chi ha conosciuto la tragedia vissuta dagli ebrei italiani dalla viva voce dei suoi genitori. «La Bibbia dice: onora il padre e la madre. Con la mia attività di medico e con il mio impegno nel tramandare il ricordo dell’Olocausto non faccio altro che rispettare il comandamento. Ricordare il loro dramma significa farlo rivivere e dare un senso al loro sacrificio».

È per questo che non si può smettere di tramandare la Memoria?

«Non si può smettere mai per tante ragioni. L’olocausto è una realtà storica accertata, ma il suo ricordo va sempre portato avanti. Il Giorno della Memoria è un percorso continuo che nasce e si sviluppa con il lasciare i testimone del ricordo alle nuove generazioni perché ciò che è accaduto possa non riaccadere».

“Lo sconquasso” mostra il caos dopo un rastrellamento, ma come si può arrivare a tutto questo?

«Basta poco, molto poco. La provocazione di questa installazione sta proprio nel dimostrare questo. Un’aula è di per se un qualcosa di ordinato, ma per sconvolgere questo equilibrio può bastare anche un semplicissimo pezzo di carta»

Ossia?

«Quest’opera fa parte di un percorso cominciato l’anno scorso con l’acquisizione della documentazione relativa a 300 studenti e 20 docenti ebrei perseguitati a Pisa dal fascismo. Siamo partiti dal raccontare le loro “Vite sospese” (titolo di un libro e di una mostra interattiva realizzata l’anno scorso nella chiesa di Sant’Anna proprio per il giorno della memoria, ndr) a causa di un pezzo di carta».

Vale a dire le leggi razziali del settembre 1938.

«Sì, che poi non erano altro che un pezzo di carta: un atto burocratico capace di cancellare la loro vita e portare prima alla divisione e all’esclusione dei cittadini ebrei, poi ai campi di sterminio».

Una terribile realtà messa sempre più in dubbio da una minoranza rumorosa.

«Il negazionista è chi, per contrappasso, vuole l’eliminazione fisica dell’avversario. L’ebreo non è altro che un feticcio per giustificare il suo obiettivo. La realtà storica delle persecuzioni nazi-fasciste è accertata. Occorre però ogni giorno portare avanti un’azione maieutica, vale a dire un criterio di ricerca della verità che consiste nella sollecitare le persone a ritrovarla in sé stesse e a tirarla fuori dalla propria anima».

Da qui la necessità di uno sconquasso artistico.

«La memoria può e deve essere tramandata con la parola e lo scritto. Ma non solo. Occorre colpire l’emisfero destro delle persone con immagini e suoni. Anche eventi terribili come l’Olocausto possono essere ricordati anche con scelte con un forte impatto artistico». —



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