Finanza
Picchiata e ferita dall’ex: «Per noi è normale...»
Il racconto choc della donna, fuggita dal Marocco. Il marito la segue fino a Pisa: «Cinghiate contro di me e i nostri figli»
PISA. Uno strazio. Ripetere le accuse in un’aula di tribunale, davanti all’ex marito e padre dei suoi due figli, che l’ha ferita con coltellate per tre volte e l’ha minacciata di morte, non è stato facile per la vittima, una donna marocchina. Dal suo Paese era fuggita e aveva chiesto asilo politico perché aveva paura di vivere lì. «Mi picchiava a volte, ma per noi è normale...», sono state le prime risposte chela parte offesa ha detto davanti al giudice Beatrice Dani. La vittima è stata sentita in tribunale nel corso del processo a carico dell’ex marito, accusato di stalking aggravato. Lei sul corpo porterà a vita i segni della violenza subita. Una volta è stata colpita al braccio da una coltellata che le ha inciso una parte del muscolo poi ricostruito.
L’ex marito è detenuto da quando è stato arrestato al momento del suo arrivo all’aeroporto di Pisa, in autunno. Stava venendo a riprendere i figli, al centro di un pesante contenzioso. La donna, fuggita dal Marocco in Italia con i due figli, era andata dai carabinieri di San Miniato a chiedere aiuto. L’uomo l’aveva minacciata di morte. Frasi come: «Arrivo e finisco il lavoro», o «Ti faccio vedere chi fa l’uomo», erano suonate come parole di terrore per la donna, ieri in grande difficoltà e non solo perché non conosce l’italiano ma perché l’accusato era di nuovo davanti a lei. Non è stato semplice ma alla fine la vittima ha confermato, pur tra ammissioni e timori, di essere stata oggetto di svariate aggressioni fisiche. «Mi vuole uccidere», aveva detto la donna ai carabinieri di San Miniato, mostrando una serie di messaggi. La Procura aveva chiesto e ottenuto l’arresto in carcere per l’ex marito, un imprenditore di 39 anni, che ha una relazione con un’altra donna. Era arrivato all’aeroporto Galilei di Pisa, intenzionato a tornare in Marocco, due giorni dopo. Avrebbe potuto anche mettere in pratica il suo disegno, quello di «finire il lavoro» e poi rientrare in Marocco, al riparo da possibili immediate estradizioni. Per l’uomo, difeso dall’avvocato Massimo Parenti, è stato deciso il giudizio immediato, sulla base delle norme del codice rosso che riduce i tempi dello Stato nel garantire protezione alle vittime di violenze. Il racconto della donna, aiutata da un interprete, alla fine è servito a confermare quando aveva dichiarato nella querela, compresi i maltrattamenti ai figli. «A volte ci prendeva a cinghiate, li metteva sotto l’acqua gelida». E quando il giudice le ha chiesto se aveva i segni sul corpo delle coltellate la vittima ha abbassato gli occhi e poi ha detto di sì, indicando il braccio e un piede. Il processo è stato aggiornato al 9 marzo per la discussione.
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