Il Tirreno

Pisa

Il ciber-attacco 

Tentata truffa web ai docenti della Sant’Anna

Giuseppe Boi
Tra gli obiettivi degli hacker anche le mail dell'istituto di Biorobotica a Pontedera
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Tra gli obiettivi degli hacker anche le mail dell'istituto di Biorobotica a Pontedera

Mail fasulle a nome dei direttori dell’istituto di Biorobotica e Dirpolis per rubare soldi a insegnanti, ricercatori e studenti

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La prima mail era semplicissima: «Sei disponibile?»; e arrivava da un indirizzo mail che usava come nome quello del direttore di un istituto della Scuola superiore Sant’Anna. Alla risposta arrivava un secondo messaggio di posta elettronica, a volte anche un terzo, in cui si chiedeva l’acquisto di un prodotto o il versamento di una somma di denaro. Ed è qui che la truffa si è fermata. Perché docenti, ricercatori, dipendenti e studenti dell’istituto di piazza Santa Caterina si sono insospettiti e hanno fermato il cyber attacco.

Controllando l’indirizzo mail da cui arrivava la richiesta di soldi e acquisti, hanno scoperto che il dominio da cui erano inviate non era @santnannapisa.it, ma bensì @gmail.com. Insomma: delle mail fasulle col solo scopo di trarre in inganno chi le riceve. Un tranello facile da scoprire per chi ha una determinata conoscenza rei rischi del web. Un’insidia concreta per chi ha un approccio meno informato, anche perché gli hacker che hanno attaccato erano preparati e avevano studiato la struttura della Scuola superiore.

L’attacco è arrivato in due fasi e non è detto che non si ripeta anche oggi o nei prossimi giorni. Mercoledì a finire nel mirino dei truffatori web è stato l’istituto di Biorobotica, ieri quello di Dirpolis (acronimo di Diritto, politica e sviluppo). Chi ha lanciato l’attacco conosceva aveva ben studiato l’organizzazione del Sant’Anna. Anzitutto perché la mail fasulla usava il nome dei due direttori Christian Cipriani (Biorobotica) e Andrea De Guttry (Dirpolis). Poi perché il messaggio truffa di posta elettronica non è stato inviato indistintamente ma è stato mirato a professori ordinari e associati, ricercatori, il personale tecnico-amministrativo, dottorandi, assegnisti e borsisti di ogni singolo istituto.

In tutto sono state coinvolte circa 500 persone. Da quel che risulta al Tirreno, nessuna delle persone che ha ricevuto la mail truffa è caduta nel tranello. Alcuni hanno però risposto alla prima, e in alcuni casi anche a una seconda, ed è scattato il sistema di allerta interna. Il direttore tecnico dei servizi informatici della Scuola, Italo Lisi, ha inviato una mail a tutto l’istituto invitandoli a prestare attenzione alle mail in arrivo.

Considerando il grado di informatizzazione all’interno della Sant’Anna, il rischio che qualcun cadesse nella frode era basso se non nullo. Tuttavia attacchi social di questo tipo non sono di fatto bloccabili anche perché una struttura aperta come un Ateneo, che dialoga e scambia informazioni con tutto il mondo, non può mettere dei filtri troppo rigidi nelle caselle di posta elettronica.

Di fatto l’unica contromisura davanti a mail simili è quella di controllare l’effettivo mittente e nel dubbio contattarlo direttamente agli indirizzi istituzionali. Una difesa, dunque, affidata all’attenzione e alla preparazione del singolo. E per le persone comuni cadere nel tranello della truffa è tutt’altro che difficile. Per questo gli hacker puntano sulla mancata conoscenza dei rischi nascosti in una semplice mail. —
 

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