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La protesta si allarga: il Santoni e il Da Vinci nelle mani degli alunni

D. R.
La protesta si allarga: il Santoni e il Da Vinci nelle mani degli alunni

Dopo il Carducci e il Pacinotti altri due istituti occupati in città «Questo sistema ci opprime: vogliamo spazi di discussione»

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Pisa. Catene ai cancelli e “barriere” di banchi e sedie per sbarrare gli ingressi. Si amplia la mobilitazione studentesca, “inaugurata” nei giorni scorsi dagli studenti del liceo Carducci e da quelli del Pacinotti che hanno occupato gli istituti superiori di via San Zeno e di via Croce. Martedì sera, dopo una “prova” andata in scena nello scorso fine settimana, la protesta studentesca si è allargata anche agli istituti Santoni e all’Iti Da Vinci.

La scuola superiore che ha sede nel complesso Concetto Marchesi è finita nelle “mani” degli studenti, che avevano provato a concretizzare l’azione anche nei giorni scorsi. Lo striscione che annuncia l’occupazione della scuola è apparso la scorsa notte anche all’esterno dell’Iti di via Contessa Matilde dopo il tentativo sventato nella notte tra domenica e lunedì scorsi dalle forze dell’ordine e terminato negli uffici della questura con cinque studenti che, dopo essere stati sorpresi da una pattuglia della guardia di finanza mentre cercavano di intrufolarsi nella scuola, sono stati identificati dalla polizia.

Occupazione temporanea invece al Fascetti, dove gli studenti hanno deciso di lasciare gli spazi scolastici occupati martedì scorso.

La mobilitazione, promossa dal movimento “Scuole in rivolta” nato durante l’ondata di occupazioni dello scorso anno, è destinata a proseguire anche nei prossimi giorni quando potrebbe sfociare in un corteo cittadino.

«Con queste occupazioni vogliamo mandare un chiaro segnale – la rivendicazione apparsa sui muri dell’Iti Da Vinci –: questa situazione deve cambiare. Ogni scuola, ogni studente è determinato a sollevare problemi di un sistema opprimente. Ci viene negato ogni tipo di spazio di discussione, veniamo delegati ad una piccola parentesi in spazi dove dovremmo essere protagonisti. Non ci stiamo più, se non ci date il tempo e lo spazio per vivere e per parlare dei problemi delle nostre scuole, per creare socialità e per combattere l’alienazione che ci opprime – le richieste comuni di tutte le scuole in agitazione – allora ce li prendiamo noi». –

D. R.

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