Il Tirreno

Pisa

«Ci vuole un piano di rigenerazione urbana»

Cristiano Marcacci

Il presidente nazionale di Confcommercio dà la ricetta per fermare la gravissima emorragia di negozi nei centri cittadini

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Una lunga carrellata di passione e tradizioni, attraverso le storie di 38 aziende ben radicate in provincia. “L’impresa si racconta”, l’iniziativa de Il Tirreno e Confcommercio, si chiude oggi (ore 16.30) alla Camera di Commercio con l’evento conclusivo, durante il quale gli imprenditori saranno premiati e a cui presenzierà il presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli.

Presidente Sangalli, qual è lo stato di salute della nostra economia?

«II 2019 si è chiuso con una sostanziale stagnazione - dalla produzione ai consumi - con l’eccezione di qualche lieve miglioramento dell’occupazione. Un quadro di difficoltà che dovrebbe permanere anche nel 2020, nonostante il completo disinnesco degli aumenti dell’Iva. Un risultato, quest’ultimo, per il quale come Confcommercio ci siamo battuti con convinzione, consapevoli che, in caso contrario, avremmo avuto 23 miliardi di maggiori imposte. Certo, si ripresenteranno per il 2021 le clausole Iva da disinnescare, con la presenza dei noti deficit strutturali. Dagli eccessi di burocrazia al carico fiscale, dagli sprechi nella spesa pubblica ai ritardi nella logistica, sono tanti i problemi che frenano la modernizzazione del Paese. Le nostre previsioni indicano, comunque, una variazione positiva di Pil e consumi per il 2020 poco al di sotto di mezzo punto percentuale».

Come fare per tornare a parlare di crescita?

«Il tema della crescita resta fondamentale. E dobbiamo fare di più e meglio. A partire dagli investimenti prioritari per il futuro del nostro Paese. Mi riferisco alle infrastrutture, all’innovazione, alla sostenibilità. E qui le risorse - europee e nazionali - già disponibili non mancano. Quello che serve è uno straordinario impegno politico e amministrativo per tradurle in cantieri aperti ed in opere utili. Credo davvero che questo dovrebbe essere oggi il primo punto dell’agenda di lavoro della buona politica».

In materia di politiche fiscali quale deve essere la priorità?

«Senza dubbio la riforma complessiva delle aliquote Irpef a vantaggio di tutti, così da costruire un’alleanza tra i contribuenti in regola, secondo il sacrosanto principio del “pagare tutti per pagare meno”. Sia chiaro, evasione ed elusione sono patologie che tagliano trasversalmente tutta l’economia e la società. Bisogna mettere in campo una rafforzata capacità selettiva di controllo e verifica ed archiviare quella tentazione della chiamata in causa di intere categorie».

Che futuro si può intravedere per le imprese del terziario?

«Negli ultimi dieci anni la riduzione dell’offerta commerciale - quasi 70mila negozi in meno - e una disordinata evoluzione delle strutture di ristorazione e alloggio stanno impoverendo le nostre città. C’è, dunque, bisogno di un piano nazionale per la rigenerazione urbana, fondato sul riconoscimento del rapporto strettissimo tra distribuzione, vivibilità e sicurezza. Un tema che si gioca nel campo della stessa rivoluzione digitale - dalle smart city alle smart land - e che rimetta in gioco start up ed attività tradizionali. Resta poi il tema delle vere risorse territoriali, come il turismo e la cultura. A questo proposito, credo che l’esperimento delle capitali italiane ed europee della cultura si stia dimostrando molto utile. E per innescare processi virtuosi e duraturi, occorre “gioco di squadra”, tra pubblico e privato e tra tutte le componenti dell'economia». —



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