Il dolore
Scuole occupate a Pisa, fermati cinque giovani
Con il cappuccio in testa, sono stati sorpresi di notte dalla Finanza mentre stavano cercando di entrare al “da Vinci”
PISA. «La nostra non è solo una protesta, ma anche il tentativo di riappropriarci degli spazi che la scuola e le politiche cittadine negano agli studenti». Una nuova ondata di occupazioni, dopo quella dello scorso anno, rischia di travolgere gli istituti superiori pisani. Ad “inaugurare” la mobilitazione sono stati lunedì 20 gennaio gli studenti del liceo Carducci e quelli del Pacinotti che hanno occupato gli istituti di via San Zeno e via Croce. Occupata anche la sede di Cascina del liceo artistico Russoli.
“Prove” di occupazione si sono registrate anche negli istituti Santoni, Fascetti e da Vinci, dove la scorsa notte il tentativo è stato impedito dall’arrivo delle forze dell’ordine. Cinque studenti incappucciati sono stati sorpresi da una volante di passaggio della Guardia di finanza, poi gli studenti sono stati fermati dalla polizia e portati in questura per l’identificazione. La mobilitazione segue quella dello scorso anno quando, a rotazione, fece ingresso in tutti gli istituti superiori cittadini segnando la nascita del movimento “Scuole in rivolta”.
«Un movimento indipendente che nel corso dell’ultimo anno ha lavorato su un percorso incentrato sui bisogni e le necessità degli studenti», spiegano i membri del movimento che ieri hanno inaugurato una nuova mobilitazione per rivendicare spazi di aggregazione, all’interno e al di fuori delle mura scolastiche, puntando il dito anche contro gli “spezzatini” che caratterizzano vari istituti, divisi in più sedi, ed i mancati interventi dal punto di vista strutturale. «Questo percorso è sfociato in varie occupazioni e nei prossimi giorni altre scuole inizieranno la loro mobilitazione per contestare politiche scolastiche incentrate sulla divisione, programmi preimpostati e il raggiungimento di determinati obiettivi», dicono alcuni studenti del Carducci.
«Il nostro istituto - proseguono - è diviso in tre sedi: una situazione che riflette quella degli studenti, distaccati e senza alcun legame».
«Contestiamo il modello di scuola incentrata sul decoro e sull’appariscenza: un modello basato sull’alternanza scuola-lavoro, che valuta sulla base dei test Invalsi senza fornire realmente le basi per costruire il futuro», aggiungono gli occupanti che puntano anche il dito contro i mancati interventi agli edifici scolastici che, tra infiltrazioni, problemi strutturali e mancanza di spazi adeguati, continuano a mostrare le criticità più volte denunciate nel corso degli anni.
«Siamo di fronte ad istituti divisi in più sedi, scuole senza palestre dove spesso non c’è internet e non funzionano gli impianti di riscaldamento. Classi costrette a traslocare a causa di infiltrazioni o allagamenti, crolli e problemi che si trascinano da anni». Una protesta indirizzata quindi anche agli enti locali contro quella che gli studenti definiscono «una normalizzazione dei problemi». —
D.R.
© RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
