Sicurezza
Francesco Morini: il calcio, la Juve e le radici a Pisa
Al cordoglio per la scomparsa di Pietro Anastasi si è unito anche Francesco Morini , indimenticato difensore della Juventus degli anni Settanta
SAN GIULIANO. Al cordoglio per la scomparsa di Pietro Anastasi si è unito anche Francesco Morini , indimenticato difensore della Juventus degli anni Settanta, che in questa intervista racconta aneddoti e ricordi dei tanti momenti vissuti insieme all’attaccante deceduto nello scorso fine settimana. «Non potevi non voler bene a uno come Pietro - racconta -. Era una pasta d’uomo. Ed è per questo che tanta gente, non solo i tifosi delle squadre in cui ha militato, hanno manifestato tanto amore, a lui e ai suoi familiari, in questi giorni».
Morini, soprannominato Morgan per via della sua abilità "piratesca" nel rubare palla agli avversari, è originario di Arena Metato, «anche se per metà dell’anno, per motivi familiari» vive a Torino, divenuta ormai la sua seconda casa. «Ma non dimentico certo le mie radici - confessa - nel mio paese d’origine e a Pisa ho parenti e amici a cui tengo. Mi piace anche seguire le sorti della squadra nerazzurra, anche se sono lontano, vengo costantemente informato delle vicende del Pisa calcio. Sono amico del presidente Giuseppe Corrado , io ho un appartamento a Forte dei Marmi vicino alla sua villa, e in estate spesso ci incrociavamo».
Tra una considerazione e l’altra sul calcio di ieri e di oggi, sulla Juventus, «più forte di quella di adesso», oltre che sulla figura di Pietro Anastasi, Morini, protagonista di mille battaglie in campo a fianco di tanti campioni, racconta anche le sue passioni. «Passioni semplici – dice – come la caccia e la pesca, che amo da sempre e che mi piace condividere con i vecchi amici, qui in Toscana». E proprio alla sua passione per la caccia è legato un aneddoto che lo riguarda: fa riferimento a quando giocava nella Juve e al fatto che l’allora presidente Boniperti era davvero un maestro di negoziazione quando si trattava di far firmare i contratti. E anche per Morini non fu facile chiedere un aumento dopo tante stagioni di alto livello, così decise di chiedere un fucile come premio a fine stagione. «Vincemmo il campionato, andai in armeria e acquistai il più caro, poi mandai la fattura al presidente che furente chiamò a casa. Mia moglie era terrorizzata quando alzò la cornetta, me lo passò e mi venne in mente che anche lui quando sceglieva la mucca premio nei poderi degli Agnelli, la sceglieva gravida. Dovette cedere, ma questa storia del fucile gli è rimasta dentro, tanto da scriverla nella sua biografia».
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