Il Tirreno

Pisa

ammanchi e contabilità parallela 

Spariti 450mila euro, ex economa indagata

Federico Lazzotti

Con la dipendente pisana poi licenziata dal Comune di Collesalvetti sono finiti sotto inchiesta altre tre persone 

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pisa. Si allarga e per certi versi si complica con risvolti che potrebbero essere inaspettati l’inchiesta della Procura di Livorno sui soldi – circa 450 mila euro – spariti dalle casse del Comune di Collesalvetti tra il 2014 e il 2018. Oltre a Francesca Gagliardi, 45 anni, di Pisa, l’ex economa accusata di peculato aggravato dopo la denuncia dell’ex sindaco Lorenzo Bacci nel maggio scorso, spuntano infatti altri tre indagati.

I loro nomi, per il momento, sono coperti da segreto. Ma da quel poco che trapela dagli investigatori, l’asse dell’indagine si sta spostando in provincia di Pisa, dove risiedono, oltre alla dipendente licenziata nell’ottobre scorso per giusta causa, almeno due delle tre persone finite adesso nei guai.

È dagli accertamenti effettuati dagli inquirenti in questi mesi, soprattutto attraverso l’acquisizione di centinaia di documenti bancari e postali, che è emerso come l’ex economa sarebbe stata capace di costruire una contabilità parallela e soprattutto credibile, alterando anche i numeri dei conti correnti, per coprire i prelievi in contanti che avrebbe effettuato e destinati, invece, al pagamento delle spese dell’amministrazione.

Solo la malattia della donna, all’inizio dello scorso anno, e dunque la sua successiva assenza dal lavoro, ha fatto emergere come, al contrario, i conti non tornassero.

È da qui, scavando nei bilanci e nei pagamenti mai effettuati che sarebbero emersi i primi 243 mila euro mancanti che a oggi sono lievitati fino a raddoppiare.

Detto che il sistema – secondo gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci – sembra abbastanza chiaro, più complicato è e sarà rispondere a tre domande chiave decisive per l’indagine: il movente che ha spinto la dipendete a far sparire il denaro, se sia stata aiutata da qualcuno e soprattutto che fine abbiano fatto quelle centinaia di migliaia di euro.

E poi resta sempre da capire perché l’ex dipendente – descritta dai colleghi come professionale e preparata – si sia prestata a fornire il proprio aiuto, rischiando il posto di lavoro (come poi è accaduto) e andando contro a tutti questi guai senza guadagnarci nulla.

A meno che non emergano nuovi sviluppi nell’indagine che possano chiarire questo ed altri aspetti di una vicenda senza dubbio controversa. —

Federico Lazzotti

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