Sicurezza
«In quei campi dell’orrore dimenticai anche chi fossi»
La drammatica testimonianza della superstite della Shoah Tatiana Bucci davanti ai mille studenti riuniti ieri mattina al Palazzo dei Congressi
pisa. Ieri mattina il Palazzo dei Congressi si è riempito di ragazzi per accogliere Tatiana Bucci, superstite della Shoah. Erano circa mille gli studenti di Pisa e provincia che si sono alzati in piedi dopo aver ascoltato «la voce non di una sopravvissuta, ma di una donna forte, una combattente», come ha sottolineato il professor Fabrizio Franceschini, direttore del Centro Interdipartimentale di Studi Ebraici dell’Università di Pisa. Così, con un incontro dedicato interamente alle scuole (dalla quinta elementare fino alle secondarie di primo e di secondo grado), si è aperto il ricco programma di iniziative organizzate a Pisa per commemorare le vittime dell’Olocausto.
«Oggi abbiamo l’opportunità di essere insieme ad una di quelle persone che riuscirono a sopravvivere. La storia ha affidato a Tatiana Bucci il difficile compito di mantenere vivo il ricordo, soprattutto per le nuove generazioni», ha ricordato il sindaco di Pisa, Michele Conti. E la testimonianza di Tatiana Bucci, deportata al campo di concentramento di Birkenau a soli 6 anni, racconta con un dolore ancora vivido gli orrori subiti da migliaia di ebrei, vittime della discriminazione razziale assieme ad oppositori politici, rom, sinti e omosessuali.
«La mia vita cambiò il giorno della deportazione, quando mi arrestarono in una notte di marzo». Così comincia la storia di Tatiana, che con la voce spesso rotta dalla commozione ha ripercorso le tappe di un’infanzia rubata dal dolore dei campi di concentramento. «Vedevamo la morte tutti i giorni. Quando poteva, mia mamma ricordava a me e a mia sorella il nostro nome, perché lì mi ero dimenticata di essere Tatiana Bucci».
E tra i ricordi c’è stato spazio anche per Sergio De Simone, cugino di Tatiana e tra le vittime degli esperimenti condotti dal dottor Josef Mengele su 20 bambini ebrei. I nomi di questi ultimi sono stati ricordati su un segnalibro distribuito a tutti i presenti, con cui i ragazzi sono stati simbolicamente nominati “staffetta della memoria di tutti i bambini vittime della Shoah”.
«Queste iniziative hanno il compito di ricordare il passato per costruire un futuro migliore», ha sottolineato Paolo Mancarella, rettore dell’Università di Pisa. «Spesso il male assume sembianze banali, sintomo di una cultura dell’odio che resiste al tempo».
Concorde anche Maurizio Gabbrielli, presidente della comunità ebraica di Pisa: «I segni che la Shoah ha lasciato possono essere subdoli. La scuola è la risorsa e il polmone del nostro Paese contro i focolai di razzismo, intolleranza e violenza. L’odio è replicabile, e i vaccini sono la memoria, la conoscenza e l’azione».
Sono intervenuti anche Biancamaria Coli per la presidenza della Provincia, Laura Geloni, presidente Aned sezione di Pisa, Bruno Possenti, presidente Anpi Pisa, Nicola De Stefano in rappresentanza della prefettura e Giacomo Tizzanini, dirigente dell’Ufficio scolastico di Pisa. E, alla fine, le note de “La vita è bella”, cantata dalla quinta elementare dell’istituto Fibonacci-Pisano, rafforzano la conclusione di Tatiana Bucci: «Non siamo state annientate come avrebbero voluto i nazisti. Nonostante tutto, la vita è bella». —
Sara Venchiarutti
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