Gioco
«Più lavoro di qualità nell’industria Turismo e servizi non sono sufficienti»
Mauro Fuso, segretario della Cgil: occorre governare la fase di transizione tecnologica nel mondo produttivo
PISA. «Occorre potenziare il sistema infrastrutturale, ma è fondamentale riuscire a governare la transizione tecnologica che tutti i settori produttivi stanno attraversando». Sono due, secondo il segretario generale della Cgil di Pisa Mauro Fuso, le esigenze per il sistema produttivo pisano che emergono dalla classifica dei fatturati delle imprese locali raccolti da “Reportaziende” e pubblicata ieri da Il Tirreno.
Fuso, l’analisi riporta un aumento generalizzato dei fatturati: le imprese pisane stanno lentamente uscendo dalla crisi?
«La classifica “certifica” la tenuta del sistema economico pisano e buoni risultati da parte delle imprese. Dalla classifica si deduce però che dieci aziende producono il 20% della ricchezza della provincia e le prime 50 addirittura il 40%, con la Piaggio che si conferma il traino dell’economia pisana».
I fatturati in crescita e il maggior volume di produzione coincidono con lo sviluppo dei livelli occupazionali e della qualità del lavoro?
«La questione occupazionale è legata alla transizione tecnologica in atto: si arriverà a produrre di più, ma l’occupazione sconterà un ridimensionamento importante. Attualmente assistiamo ad una crescita dei valori occupazionali nel settore terziario, che però non riesce ad assicurare un’occupazione di qualità».
Qual è il quadro dell’occupazione a Pisa e provincia?
«Nel 2019 il sistema occupazionale ha mostrato una certa stabilità. Rispetto al 2018 non c’è stato un aumento delle domande di disoccupazione, mentre sono leggermente calate le ore di cassa integrazione. La grande novità è stata l’introduzione del reddito e della pensione di cittadinanza: in provincia sono state presentate oltre 4.500 domande che coinvolgono circa 10mila persone. Un dato significativo perché le richieste provengono da nuclei familiari con situazioni reddituali molto basse dai quali, implicitamente, proviene una domanda di lavoro».
Quali sono le sfide che il mondo produttivo dovrà affrontare?
«Principalmente due. La capacità di riconversione per rispondere alle esigenze ambientali e alla transizione tecnologica, e la capacità di governare questo cambiamento».
Quali sono i rischi di questa “rivoluzione”?
«Il lavoro umano andrà incontro ad una forte riduzione, mentre aumenterà quello tecnologico. È un processo che il mondo lavorativo ed industriale ha già affrontato nel corso della storia».
È il caso, ad esempio, della ex Continental, seconda azienda in provincia per fatturato su cui incombe un maxi-piano di esuberi?
«La Vitesco, ex Continental, ha presentato un piano di riduzione delle attività e del personale (750 esuberi, ndr) che stiamo affrontando con un piano per la conversione della produzione: dallo sviluppo di componenti per motori a benzina e diesel a quelli per auto elettriche. Quello della Vitesco è un caso emblematico per Pisa. Siamo in un territorio in grado di supportare ed affrontare la transizione tecnologica grazie alla presenza di tre Università d’eccellenza e all’ottimo livello della manifattura industriale. Ci sono tutte le condizioni per convincere la multinazionale ed altre società ad investire sul territorio».
Cosa manca allora?
«Occorre investire in infrastrutture viarie, ferroviarie e digitali per rendere appetibile il territorio».
La politica è pronta ad affrontare questi cambiamenti?
«La politica deve guardare al lavoro come ricchezza e come mezzo capace di produrre stabilità, altrimenti Pisa rischia di trasformarsi in un contenitore di turismo e servizi: due settori importanti per l’economia, ma non in grado da soli di sostenere il sistema economico provinciale». —
Danilo Renzullo
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