Il Tirreno

Pisa

Università: la protesta e le richieste 

Dal Senato accademico un’apertura sugli spazi e il sostegno ai precari

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Pisa. Un tavolo congiunto per costruire una posizione condivisa nella comunità accademica sui temi di una trasformazione complessiva del sistema universitario e un confronto sulla questione degli spazi da dedicare ai precari e alle precarie. È quanto disposto ieri dal Senato accademico dell’Università di Pisa in cui sono stati ascoltati i “Ricercatori determinati”, il gruppo di precari e precarie della comunità accademica della città in mobilitazione dallo scorso 9 gennaio.

Dopo la promessa del rettore Paolo Mancarella di mettere all’ordine del giorno le richieste dei “Ricercatori determinati”, i delegati e le delegate dei precari e i rappresentanti e le rappresentanti delle componenti universitarie hanno presentato in Senato accademico un documento in cui si ritrovano tanto le esigenze nazionali quanto locali. «Troviamo rilevante e positiva l’assunzione della mozione da parte del Senato dell’Università di Pisa – si legge in una nota dei precari dell’università –. Nell’atteggiamento positivo di apertura delle componenti strutturate, che traggono forza dalla presenza del personale che, a diverso titolo, è precario e instabile, c’è la dimostrazione concreta che una riforma positiva dell’Università, di tenore diverso da quello della Legge Gelmini, sia possibile».

“Ricercatori determinati” è composto da precari accademici e ricercatori tanto dell’Università di Pisa, quanto della Scuola Normale superiore, della Scuola superiore Sant’Anna, del Cnr e dell’Infn. Proprio per questo, anche con il sostegno di associazioni, sindacati e movimenti, il gruppo è al lavoro per proporre la stessa mozione nei Senati accademici della Normale e della Sant’Anna che si riuniranno il 22 gennaio, «con annessa – si legge sempre nella nota – la richiesta a tali organismi non solo di assumere col voto le nostre proposte, ma anche di porre tali riflessioni all’attenzione della conferenza dei rettori delle università italiane e del ministero».

Intanto i precari dell’università incassano il sostegno della “Rosa bianca Pisa”: «L’università disegnata nel 2010 dalla riforma Gelmini ha costruito più precarietà, più disagio, più instabilità professionale, abbassando ulteriormente le possibilità per il sistema Paese di disporre di università ed enti di ricerca all’altezza delle sfide globali, malgrado la riconosciuta bravura dei nostri ricercatori e delle nostre ricercatrici. Esprimiamo solidarietà alla lotta delle precarie», scrive l’associazione culturale. —

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