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Ex stazione del trammino, un altro bando «La richiesta di un milione è troppo alta»
La Provincia ritenta la strada dell’asta, il Comune ha interrotto le trattative per l’acquisto: per ora non ci sono le condizioni
PISA. «A queste condizioni non si può comprare, il prezzo è troppo alto», dice il sindaco di Pisa, Michele Conti. Da qualche giorno sul sito della Provincia di Pisa è stato pubblicato il bando per la vendita della stazione Cpt di via Pellico, l’ex capolinea dello storico trammino. È l’ennesimo tentativo di cedere l’immobile attraverso questa strada. Ma finora tutte le aste sono andate deserte.
Da qualche mese a questa parte sembrava potesse essere imboccata una strada diversa. Soprattutto da quando, dopo il potenziamento dei controlli nelle gallerie di viale Gramsci, lo spaccio di droga si era spostato proprio nella zona della stazioncina, alimentando un degrado già presente per lo stato di prolungato abbandono dell’edificio dei locali posti sul retro.
Così il Comune aveva iniziato con la Provincia di Pisa, ente proprietario dell’immobile, un’interlocuzione per l’eventuale acquisto. Peraltro la stazioncina era già entrata in un tentativo di maxi permuta tra le due amministrazioni, poi saltata per il rifiuto del Comune di acquisire i campi sportivi de La Fontina. Ma per l’edificio ex Cpt, vista la situazione di degrado, era stato aperto un supplemento di confronto.
Il bando pubblicato dalla Provincia è la prova che la trattativa non ha avuto un esito positivo. Gli uffici comunali e provinciali si sono scambiati impressioni e valutazioni, senza però raggiungere un punto di incontro. Lo conferma il sindaco: «Al momento non ci sono le condizioni, la Provincia ha quindi scelto di ricorrere a questo ulteriore bando di vendita».
La valutazione della Provincia supera il milione di euro, per la precisione un milione e 20mila euro. Circa 300euro in meno rispetto al bando precedente di un paio di anni fa. Offerte possibili fino al prossimo 18 febbraio.
«Si tenga anche conto che per le condizioni dell’immobile si rendono necessari interventi di ristrutturazione e recupero da 7-800mila euro oltre il prezzo di acquisto», dice ancora il sindaco per spiegare un altro motivo dello stop ai negoziati con la Provincia.
A Palazzo Gambacorti comunque si continua a seguire la vicenda con attenzione. In base agli esiti del bando è probabile un altro tentativo per trovare un’intesa.
Negli atti di messa in vendita della Provincia si ricorda che l’immobile e il resede esterno sono stati dichiarati d’interesse culturale con decreto del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo.
«La vendita - si legge ancora - è soggetta alla prelazione dello Stato e degli enti pubblici territoriali nel cui ambito si trova il bene, ai sensi della normativa vigente in materia di beni culturali». Inoltre l’immobile ed il resede esterno «non potranno essere adibiti ad usi che possano pregiudicare il ripristino dell’originaria funzione, non dovranno comunque essere destinati ad usi, anche a carattere temporaneo, suscettibili di arrecare pregiudizio alla loro conservazione e fruizione pubblica o comunque non compatibili con il carattere storico ed artistico dei beni medesimi».
Tanto che «l’esecuzione di lavori ed opere di qualunque genere sull’immobile è sottoposta a preventiva autorizzazione della competente Sovrintendenza». —
F.L.
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