Il Tirreno

Pisa

CASSAZIONE

Tangenti, pena ridotta per ex direttore Agenzia delle Entrate

Pietro Barghigiani
Walter Pardini
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Walter Pardini

L'accusa era quella di prendere mazzette per agevolare contenziosi fiscali

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SAN GIULIANO TERME. Una condanna a 6 anni in primo grado con rito abbreviato per corruzione e falso ideologico. Una pena che in secondo grado, rinunciando nei motivi del ricorso a contestare la responsabilità dei fatti addebitati, è diventata di 2 anni e 10 mesi ricorrendo all’istituto giuridico del concordato in appello. Quello che per semplicità viene definito un “patteggiamento in appello”.

Per Walter Pardini, 66 anni, di San Giuliano Terme, residente a Montuolo (Lucca), la Cassazione cristallizza il capolinea giudiziario con la conferma della responsabilità penale del suo comportamento di pubblico ufficiale che aveva accettato soldi per favorire una pratica fiscale di un privato travolto da una valanga di debiti. All’epoca dei fatti, primavera 2017, Pardini era direttore dell’Agenzia delle Entrate di Genova. Fino al 2016 aveva lavorato con lo stesso ruolo a Livorno. Fu arrestato per una mazzetta di 7.500 euro, secondo l’accusa e ora anche per la Suprema Corte era un anticipo su quanto concordato con i consulenti della Securpol Group Srl, una società di Napoli la cui sede legale era stata trasferita nel capoluogo ligure proprio per avere come interlocutore il dirigente sangiulianese “sensibile” ad aggiustare le posizioni scomode dei debitori fiscali. Era di almeno 60 milioni di euro il debito della Securpol Group. L’obiettivo era quello di arrivare a una transazione fiscale. Ma serviva il via libera dell’Agenzia delle Entrate. La funzionaria assegnata al caso si era messa di traverso rifiutandosi di avallare un’operazione che non stava in piedi. Allora ci pensò Pardini, avvicinato dal commercialista Stefano Quaglia ( condannato per corruzione in concorso a un anno e 10 mesi con la condizionale, ndr) a brigare per concedere il parere favorevole alla proposta di transazione fiscale, necessario per conseguire la sospensione delle esecuzioni in corso e indispensabile all’omologazione da parte del Tribunale. Tutto questo impegno aveva un prezzo: 7.500 euro per Pardini e 2.500 euro per Quaglia «effettivamente versati agli interessati» ribadisce la Cassazione. Pagati dai consulenti della società indebitata. Quaglia almeno dal gennaio 2017 era stato incaricato di seguire la pratica Securpol, già trasferitasi a Genova, impegnandosi nella presentazione della proposta di transazione fiscale e nell’acquisizione di una certificazione dell'Agenzia delle Entrate che, grazie al decisivo intervento di Pardini e nonostante il netto rifiuto della funzionaria, attestasse falsamente che «non erano emerse criticità né motivi ostativi alla successiva redazione di un parere positivo». Dopo la trasmissione del documento ai consulenti della Securpol, Quaglia li incontrò nel suo studio «per riceverne la busta con la somma di 2.500 euro (oltre quella di 7.500 euro corrisposta a Pardini), di cui cercò maldestramente di liberarsi subito dopo all’arrivo della polizia». Pardini si era dimesso dall’Agenzia dopo l’arresto avvenuto all’uscita del ristorante “Manuelina” di Recco. Disse che quei 7.500 euro ricevuti da Quaglia erano il suo stipendio e non una tangente. La Cassazione chiude la storia di corruzione con la conferma che i soldi erano una tangente pagata all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate. —

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