La protesta
«La sinistra torni tra la gente, che errore trascurare le Case del Popolo»
Carlo Scaramuzzino compie oggi 75 anni, oltre 50 dei quali sulla scena politica locale «Pd e questa Europa trampolino dei sovranismi»
PISA. «Va costruito un partito di sinistra di massa. Bisogna aggregarsi, ognuno deve fare un passo indietro e dare il proprio contributo. Oltre gli eccessi di personalismo a cui si assiste da tempo». Oggi Carlo Scaramuzzino compie 75 anni, dei quali più di 50 a Pisa. Dipendente all’Opera Universitaria, alla Regione Toscana e infine dirigente in Provincia, la sua storia politica è intensa. Iscritto al Pci dal 1966, radiato dal partito nell’estate successiva, ha fatto parte dei movimenti studenteschi (Potere Operaio), di nuovo nel Pci fino allo scioglimento, poi nel Pds/Ds. È stato consigliere ed assessore comunale a Pisa dal 1976 agli inizi del 1990 (crisi della giunta Granchi e commissariamento del Comune), candidato sindaco nel 2008 con la Sinistra Arcobaleno, consigliere comunale fino al 2013. È stato anche presidente dell’assemblea regionale di Sel, ora è iscritto a Sinistra Italiana.
Scaramuzzino, che fase sta passando la sinistra?
«Faccio notare che dal 2008 mai lo stesso simbolo è comparso nelle campagne elettorali, segno di una carenza di strategia. La sinistra da un decennio è combattuta tra il voto utile al Pd per non far vincere la destra e il voto testimonianza della tradizione di sinistra, soprattutto comunista, senza una proposta capace di catalizzare l’elettorato».
Ma come si ricostruisce o da cosa deve ripartire, secondo lei, la sinistra?
«Non si costruisce a tavolino, né inventando leader. Ma attraverso le lotte sociali, il radicamento tra la gente. La sinistra non può esistere distaccata dai lavoratori, dal popolo. Non esistono scorciatoie».
Sembra un’accusa rivolta al Pd…
«Il Pd ha abbandonato al suo destino la classe operaia ed ha smesso di rappresentare il popolo dei quartieri. Non è un partito di sinistra. In compenso mantiene tutta la sua arroganza, vedi il caso delle elezioni regionali, e tratta da subalterni i possibili alleati».
Lei chiede di ripartire da lontano, dall’alto…
«Esattamente. Non è immaginabile un rilancio della sinistra italiana senza un processo unitario di riorganizzazione della sinistra europea, faticoso, che abbia al centro la ferma volontà di rimettere in moto processi di giustizia sociale. Bisogna recuperare e rendere ancora più efficace il modello sociale perduto».
È contrario a questa Europa, dunque…
«L’Europa oggi è ostaggio della paura, della disoccupazione, della vecchiaia e della povertà. Delle politiche della Merkel. I governi guidati dal Pd hanno sostenuto queste politiche, le stesse che hanno favorito la crescita di nazionalismi, populismo e sovranismo. È il cane che si morde la coda».
A livello locale cosa rimprovera al Pd?
«Da uomo dell’associazionismo, rimprovero di aver abbandonato alla sua sorte il grande patrimonio rappresentato in Toscana ed a Pisa dalle Case del Popolo. Un simbolo del distacco dall’elettorato. Bisogna tornare in mezzo alla gente, a dare risposte in termini di lavoro, decoro urbano e tutela ambientale: sono i settori dove convogliare le risorse disponibili». —
F.L.
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