Attenzione
Il resto in centesimi? È abolito “per legge” ma resta in cassa, al nero
In pochissimi battono gli scontrini con gli arrotondamenti. E Federconsumatori Pisa bacchetta gli esercenti
PISA. «Non possiamo darle il resto. Le banche non ci danno più i centesimi.» E al consumatore non resta che adeguarsi.
Passati due anni dallo stop di produzione delle monete da 1 o 2 centesimi, in molti negozi si fatica ad adeguarsi alla norma. E a pagarne le conseguenze i consumatori, come abbiamo cercato di mettere in evidenza “sperimentando” il funzionamento dei pagamenti in città. «A decorrere dal 1° gennaio 2018 – questo riporta la legge - è sospeso il conio da parte dell’Italia di monete metalliche in euro di valore unitario pari a 1 centesimo e a 2 centesimi di euro. Durante il periodo di sospensione quando un importo in euro costituisce un autonomo importo monetario complessivo da pagare e il pagamento è effettuato integralmente in contanti, tale importo è arrotondato a tutti gli effetti – questo è il punto che più interessa ai consumatori - per eccesso o per difetto, al multiplo di cinque centesimi più vicino».
Ma facciamo un esempio concreto, quanto mai utile in pieno periodo di saldi: se un prodotto viene venduto a 9.99 euro, e il cliente paga in contanti, il commerciante può arrotondarlo a 10 o a 9,95 euro. Fin qui tutto bene. Se non fosse che in molti esercenti non arrotondano il prezzo e riportano la cifra sullo scontrino, ma si limitano a non dare il resto in centesimi ai clienti «perché le banche non ci danno più i centesimi e noi non li abbiamo» come motivano i commessi.«I negozianti sono obbligati a dare il resto ai clienti. Se non hanno i centesimi in cassa, perché fuori conio, non è un problema del consumatore finale – spiega Luca D’Onofrio, responsabile Federconsumatori Pisa – La questione è certamente complessa – aggiunge – ma dovrebbe esserci una maggiore responsabilità dei commercianti accanto alla messa in atto politiche adeguate».
Non dare 1 o 2 centesimi di resto pare, e sicuramente è così per ogni singolo consumatore, un’inezia. In un anno però, soprattutto per i centri di grande distribuzione e le catene, quel centesimo rappresenta un gettito economico enorme. In 365 giorni tanti sono i centesimi che non vengono restituiti ai clienti. E in cassa ci sono ma non si vedono. Di fatto gli scontrini riportano che sono stati restituiti ai clienti. I clienti però non l’hanno mai ricevuti. Somme non registrate ma incassate dagli esercizi commerciali, con possibili implicazioni contabili e fiscali.
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