Il Tirreno

Pisa

L’omicidio della gamerra 

Il procuratore De Paolis sul caso Scieri «Ecco perché l’inchiesta spetta a noi»

Pietro Barghigiani
Il procuratore De Paolis sul caso Scieri «Ecco perché l’inchiesta spetta a noi»

Chiusura delle indagini entro l’estate. «Pisa non ci manda gli atti, ma siamo autonomi: Emanuele vittima di nonnismo»

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«L’inchiesta su Scieri è nostra. Non lo dico io. Lo prevede il codice. I tempi? Entro l’estate la chiudiamo: è evidente che è stato un atto di nonnismo. A Pisa abbiamo chiesto gli atti che ancora non sono arrivati. Ma siamo in grado di fare le indagini anche in autonomia

Marco De Paolis è il procuratore generale alla Corte militare d’Appello di Roma che sta coordinando le indagini sulla morte di Emanuele Scieri, il parà di 26 anni trovato senza vita nel primo pomeriggio del 16 agosto 1999 dentro la Gamerra. Il nome del dottor De Paolis è legato ai processi condotti come pm contro i criminali nazisti autori di stragi (Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema le più conosciute e tragiche, ndr) le cui responsabilità furono protette dall’armadio della vergogna. Fascicoli occultati per decenni per quieto vivere con la Germania.

Ora il caso Scieri di cui si era già occupato da Gip e pm quando era alla Procura militare di La Spezia. Per gli stessi fatti la Procura di Pisa sta per concludere le indagini. Tre gli indagati per omicidio volontario in concorso: Alessandro Panella, Luigi Zabara e Andrea Antico. L’ex comandante della Folgore Enrico Celentano è indagato per false informazioni al pm e favoreggiamento. Due inchieste che arriveranno a una “collisione” su chi deve andare avanti.

Siete arrivati a decidere l’aspetto della giurisdizione tra Pisa e Roma?

«Ancora no».

Chi deciderà, chi solleverà il conflitto?

«Noi speriamo che non ci sia. Abbiamo richiesto gli atti alla Procura di Pisa, ma ancora non li ha trasmessi. Spetterà al gip sollevare il conflitto nel caso in cui dovessimo chiedere un rinvio a giudizio».

Resta la situazione di due Procure impegnate sulla stessa inchiesta e una delle due alla fine avrà lavorato per nulla o quasi. Non rischia di essere un doppione?

«Il rischio è insito nei fatti. È possibile che ci sia nel caso di dubbi sulla competenza. Noi siamo convinti che la competenza sia dell’autorità giudiziaria militare perché si tratta di militari, di un fatto avvenuto in ambito militare e per motivi attinenti al servizio della disciplina tra militari».

La Procura ordinaria ha indagato tre ex commilitoni per omicidio e l’ex comandante della Folgore per favoreggiamento. Voi al momento avete indagato i tre ex commilitoni di Scieri. Ci sono altre persone sotto inchiesta?

«Non posso rispondere. Diciamo che al momento non abbiamo informazioni da comunicare su questo profilo».

D’accordo, ma il telefonino usato da Scieri come effetto scatenante della punizione dall’esito mortale e anche il dna su una busta conservata da 20 anni da comparare con le tracce biologiche degli indagati che riscontro hanno a livello di indagini? Come siete arrivati a individuare un movente?

«Abbiamo una serie di elementi che derivano dalle indagini che abbiamo sviluppato in autonomia. Non conosciamo le indagini di Pisa. Nonostante la richiesta a norma del codice procedura penale la Procura pisana non ci ha dato copia dei loro atti, cosa che invece noi abbiamo fatto al contrario quando ce li hanno chiesti. Non voglio fare polemiche. Si tratta solo di seguire la procedura penale».

Il telefonino è fatto nuovo non emerso neanche nella relazione della commissione parlamentare.

«Non enfatizzerei questi dettagli. L’episodio è un atto di nonnismo. Il nonnismo è un qualcosa che prescinde da questi dettagli. Vessazioni, prevaricazioni, umiliazioni sono dei pretesti. Quando ero allievo ufficiale entravano i nonni e la cameretta era perfetta. Loro entravano e dicevano “polvere”. E allora giù a pompare».

Avete valutato il ruolo di Enrico Celentano, ex comandante della Folgore?

«Era un militare e ci interessa, ma al momento non abbiamo informazione da dare. Stiamo procedendo con le nostre indagini e prescindiamo da quello che fanno altri uffici giudiziari. Quindi non abbiamo bisogno delle indagini di altri. Poiché si tratta di un fatto all’attenzione di un’altra Procura abbiamo attivato le procedure previste dal codice per l’eliminazione di un possibile conflitto. Siamo in attesa che Pisa ci mandi gli atti».

E se non li manda?

«Siamo autosufficienti e andiamo avanti. Se ci saranno doppioni, duplicazioni e spese in più ci sarà qualcuno che ne risponderà. Di sicuro non la Procura generale militare di Roma».

I tempi per concludere l’inchiesta?

«Non siamo lontani».

Entro l’estate?

«Sicuramente».

Avete chiesto consulenze mediche?

«È una valutazione che faremo. Ma dopo vent’anni devo dubitare delle consulenze dell’epoca? Non ne ho motivo. È un po’ complicato immaginare spazi diversi».

Si è convinto anche lei che il contesto del delitto Scieri è quello del nonnismo.

«Su quello non c’è dubbio. Vorrei precisare una cosa sul punto. Escono online notizie senza alcun pregio, secondo le quali saremmo intervenuti negando il nonnismo per tutelare non si sa bene quali vertici. Un’assurdità. Noi abbiamo fatto un’avocazione per farla l’indagine non per insabbiarla. Me ne occupai già 20 anni a La Spezia come gip e procuratore militare».

Ci fu un’archiviazione.

«Sì, contro ignoti perché non si era riusciti a individuare nessuno».

Nel codice militare è previsto il reato di omicidio preterintenzionale?

«Sì».

Se il processo dovesse affermare quel reato sarebbe tutto prescritto».

«Eh sì».

Se non regge l’omicidio volontario è un processo che rischia di stabilire una verità storica ma non giudiziaria.

«È un ragionamento da fare a bocce ferme perché bisogna avere rispetto di tutte le persone e non utilizzare lo strumento giudiziario per vendette e altre cose». —



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