Gioco
Dall’Unione europea due milioni di euro per studiare il diabete con i fasci di luce
Il Consiglio europeo della ricerca finanzia il nuovo progetto dei laboratori di nanotecnologia della Scuola Normale
Si parte dallo studio del diabete, ma l’obiettivo finale può essere ben più ampio. La nuova sfida della scienza medica parte dal laboratorio Nest (National enterprise for nanoscience and nanotechnology) della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nei laboratori di ricerca di piazza San Silvestro si lavora ad una tecnica che utilizza dei fasci di luce per catturare i segnali che le nostre cellule ricevono, elaborano e, a loro volta, emettono. Un metodo che è stato premiato dall’Unione Europea con 2 milioni di euro degli Erc consolidator grant, i fondi con cui il Consiglio europeo della ricerca finanzia l’attività scientifica dei progetti d’eccellenza.
Il progetto della Normale si chiama “Captur3d” (Capturing the physics of life on 3d-trafficking subcellular nanosystems) ed è guidato da Francesco Cardarelli. Il professore associato in Fisica applicata nella Scuola di piazza dei Cavalieri è l’ideatore di questo nuovo approccio che prevede di lanciare fasci di luce in orbita attorno alle cellule per studiarle con una precisione mai raggiunta prima e captare i segnali che inviano. «Il principio è lo stesso di un satellite che gira intorno al suo pianeta – spiega –: solo che il pianeta è microscopico e il satellite è la punta di un fascio di luce laser. E non è la forza di gravità a tenerlo in orbita, ma i segnali stessi captati da questo nuovo sistema di riferimento».
Questo metodo promette di garantire un enorme vantaggio. Per studiare i segnali inviati dalle cellule ad oggi possiamo solo interferire con la materia vivente distruggendola o, nel caso migliore, congelandola. Con questa tecnica la materia non solo resta viva, ma i “satelliti” inviati con i fasci di luce resteranno in orbita per sempre intorno alle cellule.
«Possiamo aprire – dichiara Cardarelli – una nuova frontiera della biofisica molecolare portando le tecniche di analisi più sofisticate in nostro possesso in orbita attorno a microscopici pianeti dentro le nostre cellule, per rendere visibile ciò che finora è sfuggito ad ogni tentativo di indagine. Svelare i segreti molecolari del granulo di insulina e del suo ruolo nel diabete sono solo la prima di tante sfide che ci aspettano».
E la prima sfida è quella di studiare il diabete. Grazie anche ai finanziamenti dell’Unione Europea, la strategia innovativa ideata da Cardarelli sarà applicata al granulo di insulina, struttura microscopica che regola i livelli di glucosio nel nostro sangue e il cui malfunzionamento costituisce un fattore distintivo nella malattia. Per effettuare gli esperimenti la Scuola Normale sarà affiancata dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana. In particolare il gruppo di Endocrinologia e metabolismo dei trapianti d’organo e cellulari guidato dal Piero Marchetti garantirà l’accesso a preziosi tessuti derivati da pazienti sia sani che diabetici. —
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