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Alderigi: «Pronto a rassegnare le dimissioni per salvare il futuro delle associazioni»
Presa di posizione choc del presidente dell’associazione Casa della Città Leopolda che propone di lasciare il timone purché da parte del sindaco e dell’amministrazione di centrodestra di Pisa venga rivista la decisione di riportare il mercato ortofrutticolo nell’ex stazione
PISA. Il futuro della Stazione Leopolda ha rappresentato un argomento centrale del dibattito cittadino dell’anno che sta per volgere al termine. L’intenzione del sindaco Michele Conti di riportare il mercato ortofrutticolo nell’antica stazione ottocentesca, la campagna di raccolta fondi promossa dalle associazioni per far fronte al mancato contributo 2014, le perplessità manifestate dal tessuto associativo di fronte alla possibilità di trasferire le attività al centro espositivo Sms, tratteggiano un quadro molto sfaccettato, di cui ancora non è possibile immaginare con certezza i possibili esiti.
Trattandosi di un progetto, quello del sindaco e della sua giunta, che potrebbe anche essere interpretato come una scelta politica, volendo il centrodestra smarcarsi definitivamente da un gruppo di persone e di associazioni legate alla precedente amministrazione di centronistra, Martino Alderigi, presidente dell’associazione Casa della Città Leopolda, rompe gli indugi e annuncia pubblicamente la sua disponibilità alle dimissioni, se queste dovessero servire a salvare la Leopolda com’è attualmente e a ricostruire un rapporto proficuo con l’amministrazione comunale.
«La giunta Conti – afferma Alderigi – ha ormai deciso che la Leopolda rappresenta un problema da eliminare. Quella di riportare il mercato ortofrutticolo nell’antica stazione ottocentesca è un’idea buttata lì, senza alcuna valutazione di fattibilità e sostenibilità. Al contempo, l’offerta di trasformare l’Sms in un contenitore per le sedi delle associazioni non rappresenta un’alternativa, ma un’eventuale risposta integrativa: gli ambienti sono evidentemente diversi per conformazione e possibilità di utilizzo. La scelta di chiudere un progetto che funziona e spostare persone e attività come pedine di un grande gioco di società resta in conclusione difficilmente comprensibile».
Alderigi sta quindi pensando al passo indietro. «Per sgomberare il campo da eventuali equivoci – sottolinea il presidente della Leopolda – ritengo doveroso, parlando in prima persona, comunicare pubblicamente la disponibilità alle dimissioni dalla carica di presidente. Non possono essere le associazioni e i cittadini a pagare un problema di mancato gradimento politico o professionale. La necessità di salvaguardare la Leopolda e il diritto di poter contare sulla disponibilità di un contesto per la libera espressione ha la precedenza sul destino dei singoli. Se il Comune vuole invece proseguire sulla strada dello scontro, la città avrà il compito e il diritto di chiedere al sindaco se la chiusura della Leopolda rientra nel programma di mandato per cui è stato eletto. Si è domandato il sindaco cosa pensano i cittadini di questa struttura? È al corrente di quante persone vivono la Leopolda ogni giorno e quanti hanno usufruito degli spazi e dei progetti attivati nei quasi venti anni trascorsi dalla sua apertura? Governare una comunità composita richiede capacità di ascolto e mediazione: sia la ragionevolezza, non la prevaricazione, a prevalere».
Quella di Pisa con la Leopolda è una storia nata nel 1993, quando numerose associazioni cittadine proposero di trasformare l’ex mercato centrale in un centro culturale.
«Da lì – ricorda Alderigi – prese avvio il percorso dedicato alla ricerca dei finanziamenti europei con cui realizzare le opere di recupero. Il rapporto con il Comune di Pisa fu subito chiaro: la Leopolda avrebbe dovuto camminare da sola evitando di creare una fonte di spesa simile a quella del teatro Verdi. Il primo obiettivo fu quello di reperire le risorse per garantire la sostenibilità del progetto. Iniziammo così a promuovere l’utilizzo della struttura da parte delle istituzioni pubbliche e del tessuto produttivo. Erano gli anni dell’Eurochocolate, della Biennale dei Giovani Artisti, del Festival del Cinema per la Pace, del Pisa Book Festival e della Fiera del Lavoro. Successivamente cercammo un salto di qualità, ideando gli eventi della Leopolda che hanno conquistato una posizione di rilievo nell’immaginario collettivo, come Dolcemente, Fior di Città o BeeRiver, e perfezionando le capacità di progettazione in campo nazionale ed europeo. Durante le ultime amministrazioni di centrosinistra il Comune ha adottato un indirizzo sempre più spigoloso, come se il livello politico e la struttura amministrativa preferissero seminare il terreno di ostacoli invece di sostenere, sia pure criticamente, la crescita del progetto. A questo cambio di atteggiamento è possibile ricondurre l’introduzione di un canone di affitto evidentemente sovrastimato, reso sostenibile da un contributo da stabilire annualmente. È vero, non tutte le suggestioni iniziali sono state coltivate come avrebbero meritato, lasciando una lieve sensazione di amara incompletezza. Occorre tuttavia ammettere che la scelta di privilegiare il valore estetico alla funzionalità degli ambienti e l’assenza di finanziamenti garantiti hanno favorito la formazione di un sistema più rigido del dovuto. Osservare la Leopolda popolata da un flusso continuo di bambini, famiglie, studenti, giovani danzatori, persone con difficoltà motorie che trovano un contesto accogliente e accessibile, rappresenta, nonostante ogni possibile valutazione critica, un’indelebile galleria d’immagini di un’idea collettiva ben costruita».
A proposito di conti. Liquidati e da saldare. Il presidente Martino Alderigi evidenzia che nel 2019 l’associazione Casa della Città Leopolda ha versato al Comune di Pisa 174.064,46 euro, comprendenti il canone concessorio 2018, il servizio smaltimento rifiuti e un anticipo del canone 2019. Per saldare il 2019 mancano esattamente 65.000 euro. —
Cristiano Marcacci
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