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sanità e contenziosi 

Duello legale tra paziente e Asl «Mi negano le cure all’estero»

Pietro Barghigiani
Duello legale tra paziente e Asl «Mi negano le cure all’estero»

Il no dell’Azienda sanitaria ha innescato la battaglia finita al Consiglio di Stato Nella clinica austriaca scelta lavora il medico che ha seguito Schumacher

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PISA. «Voglio proseguire le cure all’estero in un centro specializzato per la mia patologia».

«No, non pagheremo una prestazione sanitaria che può essere garantita anche in una nostra struttura».

Da una parte una paziente alle prese con una riabilitazione per una grave disabilità a livello neurologico e spinale.

Dall’altra l’Asl Toscana Nord Ovest e l’Azienda ospedaliera universitaria pisana che si oppongono a una richiesta che dopo un primo pronunciamento del Tar ora finisce al Consiglio di Stato.

I primi giudici hanno detto che la causa va discussa davanti a un Tribunale civile.

Non sono entrati nel merito su chi ha ragione nello stabilire se lo Stato debba farsi carico delle cure all’estero anche in presenza di un’offerta sanitaria considerata equivalente alle necessità del paziente.

Adesso il Consiglio di Stato chiarirà se la donna può proseguire a spese del sistema sanitario nazionale le cure in una clinica con programmi e attrezzature avanzati in Austria specializzata nel recupero per i traumi da incidenti stradali o se l’attività di riabilitazione può essere svolta nell’unità operativa Miololesi dell’Aoup pisana. È l’ospedale il cui primario Leopold Saltuari ha avuto in cura anche Michael Schumacher.

Al centro della vicenda la legittimità o meno di autorizzare le cure all’estero. Per l’Asl non ci sono le condizioni per dare il via libera a quel costo in forza di un’alternativa ritenuta più che valida.

La donna aveva iniziato un percorso nella clinica austriaca di Hochzirl, un centro di eccellenza europeo mèta di decine di pazienti italiani soprattutto del Nord Italia.

Quando è arrivato il no a proseguire per due mesi le cure nell’ospedale oltreconfine la questione è passata in mano agli avvocati.

Non è convinta la donna, né i suoi familiari, di poter ricevere a Pisa lo stesso trattamento che aveva avviato a Hochzirl.

«Il programma riabilitativo potrebbe essere svolto presso la unità operativa Miololesi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria» sostiene l’Asl nel motivare il no all’autorizzazione.

Scrivono i giudici del Tar nelle argomentazioni ribadite dalla paziente: «La ricorrente contesta questa ricostruzione deducendo che l’Azienda universitaria non avrebbe disponibilità di posti letto, né di tutta la strumentazione adeguata e lamenta quindi violazione del diritto a beneficiare di trattamenti sanitari presso centri di alta specialità all’estero, in quanto si troverebbe nelle condizioni prescritte dalla normativa sia comunitaria che interna per continuare a fruire delle prestazioni assistenziali all’estero». —

Pietro Barghigiani

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