Italia
«Il campus a Santa Croce in Fossabanda può essere il grande progetto del 2020»
Il sindaco Michele Conti apre alla proposta della rettrice Sabina Nuti: «È in linea con la nostra idea di rigenerazione urbana della città»
PISA. Si può fare. E anche in tempi brevi. Michele Conti dice sì alla proposta di Sabina Nuti. La rettrice del Sant’Anna sogna un campus universitario nell’ex convento di Santa Croce in Fossabanda. L’amministrazione comunale sposa il progetto. «È un’idea che risponde alla nostra idea di città futura - dichiara il sindaco -. È uno dei beni della città da valorizzare e l’ipotesi campus universitario è una soluzione che sposiamo. Se la Sant’Anna e la costituenda fondazione filantropica “Talenti all’opera” formalizzeranno la proposta, siamo pronti a valutarla e raggiungere un accordo. Andrà certo fatto un bando, ma se loro sono pronti potrebbe essere il progetto del 2020».
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Dunque, porte aperte. Ma con quale soluzione? Affitto o vendita?
«Non abbiamo pregiudiziali né per l’una, né per l’altra. L’eventuale vendita non è un tabù, ma, come dimostra la discussione fatta a proposito del bilancio, il Comune di Pisa non ha bisogno di fare cassa. E siamo pronti a valutare anche una proposta di gestione. La cosa importante è che la Sant’Anna abbia avanzato questa proposta. Ci auguriamo che possa aprirsi un percorso condiviso per una soluzione che riteniamo ideale per la rigenerazione urbana di tutta quella zona».
Insomma, la strada sembra essere in discesa.
«Abbiamo tutta l’intenzione di valorizzare un pezzo di città che al momento è fermo lì e che, con il passare del tempo, rischia di disperdersi. Santa Croce in Fossabanda è un patrimonio di Pisa che non può restare inutilizzato ed è in disuso da troppi anni. E l’ipotesi campus universitario è in linea con l’idea di città futura che abbiamo».
Potrebbe però diventare una struttura ricettiva.
«Dopo i lavori del Giubileo ci sono stati dei tentativi per utilizzarlo come soluzione alberghiera. Sono falliti e queste difficoltà dimostrano che è una struttura più adatta agli studenti che ad un hotel. Il turismo sta cambiando: i b&b più spartani stanno cominciando a segnare il passo. Chi viaggia cerca delle comodità e servizi che una struttura come l’ex convento non può offrire anche per questioni di spazio».
Mentre c’è grande attenzione nei confronti dell’accoglienza degli studenti.
«Diversi fondi immobiliari internazionali hanno preso informazioni su alcuni beni presenti in città proprio perché interessati a realizzare degli studentati strutturati come campus».
Strutture che ora non esistono in città.
«Sì, e secondo me rappresentano il futuro».
In che senso?
«I proprietari di case date in affitto agli studenti storceranno il naso, ma questo modello di accoglienza è destinato a finire. Non si può pensare di essere una città universitaria offrendo solo delle case con una cucina e tre o quattro stanze affittate ad altrettanti studenti».
Perché?
«Studenti e famiglie cercano altro. Gli studentati sono il luogo ideale per favorire il percorso didattico e la crescita umana. Inoltre sono strutture che possono vivere tutto l’anno. Nei periodi estivi le case degli studenti si svuotano, mentre le residenze studentesche possono essere sfruttate come strutture alberghiere. Ed è solo uno dei tanti benefici che questo tipo di accoglienza offre alla città».
Quali sarebbero li altri?
«Anzitutto permettere ai pisani di tornare nel centro della città».
Un ritorno alle origini o uno sguardo al futuro?
«Entrambi. Al momento i residenti in centro sono pochissimi e questo ha dei riflessi sulla vita in un luogo chiave per tutti. Riportare i pisani nel cuore di Pisa può essere un’occasione per rilanciare tutta la città». —
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