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Pisa

il personaggio 

Polmonite fulminante fatale morto Giacomo Schinasi

Pietro Barghigiani
Polmonite fulminante fatale morto Giacomo Schinasi

Comunità ebraica in lutto per la scomparsa dell’amministratore della sinagoga Quasi due anni fa aveva sposato l’infermiera che gli aveva donato un rene

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Lo chiamavano Giacomino. Non era un gigante neanche quando era in salute. La malattia aveva fatto il resto assottigliando quel fisico massacrato dalla malattia. Ma senza intaccarne lo spirito da combattente. Con quel sorriso garbato e mai di circostanza Giacomo Schinasi accoglieva il suo interlocutore occasionale o istituzionale con la consueta empatia. Un sorriso che si è spento per sempre nella notte tra Natale e Santo Stefano in un letto dell’ospedale di Cisanello. Una polmonite fulminante ha aggravato un corpo debilitato nel tempo e sempre più precaria. Ed è diventata la causa di una morte che la diffusione della Rete ha fatto finire fin dalle prime ore di ieri su cellulari e computer di quanti conoscevano Giacomino. Aveva 57 anni. Segretario della comunità ebraica e amministratore della sinagoga, Schinasi da anni aveva dovuto iniziare una battaglia quotidiana sempre più aspra contro un nemico che non si era scelto. Era stata una patologia ai reni a decidere che la sua vita avrebbe dovuto sopportare un fardello in più.

Una lotta che alla lunga lo aveva sfinito. Capitava di incrociarlo in via Palestro, dove si trova la sinagoga, mentre camminava con passo sempre più incerto, quasi delicato come se dovesse stare attento a dove mettere i piedi. Una fragilità esteriore che raccontava un calvario che durava da anni. Con una luce potente e con aspettative salvifiche entrata nell’esistenza di Schinasi grazie, se così si può dire, alla malattia. Durante le lunghe sedute di dialisi aveva conosciuto un’infermiera, Cinzia Stracquadaini, astigiana. Si erano sposati nel gennaio 2018. Rito civile officiato dall’allora assessore Andrea Serfogli. Ma non era stata solo la fede nuziale a fare della coppia un unicum sentimentale. Lei gli aveva donato un rene.

«Certo che lo rifarei. Mi ha reso incredibilmente felice. Volevo migliorare la sua vita. Quando si ama è naturale» aveva spiegato all’epoca l’infermiera e neo sposa di Giacomo.

Si erano conosciuti a Cisanello nel 2013. Uno slancio d’amore concreto, fisico, quasi osmotico. Un gesto che il destino aveva, però, mutilato. Anche se il rene era compatibile al 99 per cento, c’era è stato un inatteso rigetto. Una sentenza che aveva condannato di nuovo Schinasi alla dialisi.

«Quando Cinzia mi ha detto che voleva donarmi un suo rene non sapevo più che dire - aveva ricordato Giacomo -. Ero in confusione. Le ho detto che ero preoccupato della sua salute, che non volevo coinvolgerla nella mia malattia». Quando i medici avevano rassicurato entrambi sulla possibilità della donatrice di continuare a vivere senza particolari privazioni, Giacomo aveva accolto quel dono: «Ho capito in quel momento che l’amore assoluto tra un uomo e una donna non è un’invenzione poetica. Io l’ho trovato. Sono un uomo fortunato».

Grandissimo appassionato del Pisa, sul profilo Fb aveva messo una foto del bomber anni ’70 Giorgio Barbana, Schinasi era orgoglioso della sua pisanità. «Aveva a cuore la città, le sue tradizioni, le sue storie – lo ricorda l’ex assessore Serfogli che celebrò le nozze tra Giacomo e Cinzia –. Per un po’ si era trasferito ad Asti dalla moglie e poi il richiamo di Pisa aveva avuto il sopravvento. Lui diceva che era tornato perché a Cisanello lo avrebbero curato meglio. Ma sono convinto che la verità era un’altra: non poteva stare lontano dalla sua città». —



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di Redazione web