Gioco
La rettrice del Sant'Anna: "Un college a Santa Croce in Fossabanda per fare di Pisa il polo italiano dei talenti"
Sabina Nuti sull’ex convento: "Un’opportunità per accogliere studenti come nei campus internazionali"
PISA. «È un’opportunità per Sant’Anna, Normale e Università di Pisa. Penso possa essere un’occasione anche per la città. Per questo stiamo parlando con il Comune del futuro di Santa Croce in Fossabanda». Dopo quanto anticipato durante l’inaugurazione dell’anno accademico, Sabina Nuti accetta di parlare del dialogo in corso col sindaco Michele Conti sull’ex convento.
Una conversazione che, secondo quanto risulta al Tirreno, è a un passo dal diventare una vera e propria trattativa. C’è da superare la tentazione dell’amministrazione di monetizzare la struttura. C’è da affrontare l’inevitabile dibattito. Ma c’è anche l’occasione per cogliere un’opportunità che smorza le polemiche sul rischio di una speculazione edilizia.
«Pisa è già un’eccellenza nella formazione dei talenti. Creare un college universitario a Santa Croce in Fossabanda può contribuire a renderla una città capace di accoglierli», spiega la rettrice della Scuola superiore, che però chiarisce i termini della sua “offerta”: «La proprietà resterebbe al Comune, noi possiamo prenderla in gestione e “Talenti all’opera”, la fondazione filantropica che stiamo costituendo, potrebbe affrontare i lavori per rimetterlo in funzione».
La nascita della Onlus è la chiave del progetto?
«Le due cose non sono strettamente legate. Ma l’una può seguire l’altra. La fondazione filantropica consente di prendere in gestione beni confiscati alla mafia o anche semplicemente non usati dai Comuni. Se tutti i fondatori partecipanti fossero d’accordo, potrebbe sostenerci nel progetto Santa Croce in Fossabanda».
In che senso?
«“Talenti all’opera” nasce da un’opportunità offerta dalla normativa sul terzo settore. Una forma giuridica vantaggiosa anche dal punto di vista fiscale, con possibilità di sgravi fiscali. Sette aziende hanno già deciso di aderire (Toscana Aeroporti, Dedalus, Fondazione EY Italia onlus, Forti Holding, Acque spa, List e l’Unione industriale pisana, ndr). Sono i pionieri, ma è un gruppo aperto e pronto ad accogliere altri soci».
In sostanza soldi freschi.
«In un contesto in cui le risorse pubbliche sono poche, e sono in calo da anni, possiamo lamentarci o cercare di “allungare” la coperta troppo corta. Noi come Sant’Anna puntiamo a promuovere una collaborazione nuova tra privato e pubblico: vale a dire un patto tra le aziende disposte a investire sul talento e noi che abbiamo come mission formare i più meritevoli e favorire la mobilità sociale. È un metodo che sta già dando i suoi frutti. Il Sant’Anna riesce a portare a Pisa progetti di ricerca per 22 milioni di euro ogni anno. Una media di 135mila euro a docente. Mentre per il Politecnico di Milano, ad esempio, è di circa 85mila».
Perché allora puntare su un progetto immobiliare di questo tipo?
«Pisa ha un problema di accoglienza. Lo vivono tutti gli studenti universitari. Lo affrontano i ricercatori e i dottorandi che arrivano qui per proseguire la formazione e specializzarsi».
Perché?
«In tutto il mondo le Università hanno dei campus per accogliere gli studenti. Noi abbiamo dei collegi strapieni. Tra Sant’Anna e Normale ospitiamo 600 laureandi e altrettanti studenti in formazione post laurea. Tra questi, solo al Sant’Anna, il 30% viene dall’estero e, purtroppo, non trova casa».
Con quali conseguenze?
«Se vogliamo attrarre il talento non possiamo pensare che uno straniero venga a Pisa sei mesi prima del dottorato per cercare casa. È un fattore che frena la competitività del nostro sistema formativo a livello internazionale».
Quindi si ritorna a Santa Croce in Fossabanda.
«È una struttura sana e quasi pronta all’uso. Andranno adeguati gli impianti, che certo non è una cosa da poco, ma sono già presenti camerette con bagno privato che sono perfette per l’accoglienza universitaria».
Insomma, una soluzione perfetta.
«Saper accogliere il talento aumenta la capacità d’impatto di tutto il nostro sistema universitario. Un college a Santa Croce in Fossabanda è un vantaggio anche per la Scuola Normale superiore e per l’Università di Pisa. Ma può anche restituire alla città molto più di quanto si possa immaginare».
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