Il Tirreno

Pisa

La scoperta 

La Torre è di Bonanno: docente della Normale decifra la sua firma

Giuseppe Boi

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Pisa. Voleva celebrare l’aver «realizzato un’opera meravigliosa sopra ogni altra». Ma quella costruzione a metà della realizzazione si inclinò. Così decise di disconoscerla, tanto da abbandonare l’epigrafe già pronta tra gli scarti del cantiere. Lì fu ritrovata nel 1838, ai piedi di quella torre finita di edificare sebbene storta e che anche grazie a questo era ed è uno dei simboli del patrimonio architettonico italiano. Ora, nel 2019, si può finalmente dire che ad edificare la Torre pendente di Pisa fu Bonanno Pisano. Ad assegnargli la paternità è lo studio di Giulia Ammannati, docente di paleografia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, che ha decifrato la scritta e pubblicato il libro “Menia Mira Vides. Il Duomo di Pisa: le epigrafi, il programma, la facciata” (editore Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali).

«Stavo eseguendo una ricerca per il mio corso sull’epigrafia pisana, quando mi sono imbattuta su questo pezzo più interessante degli altri», racconta Ammannati. L’epigrafe che ha svelato il mistero era fino ad oggi considerata l’indicazione della sepoltura in loco dell’artista. Ma la ricercatrice della Normale ha notato qualcosa di diverso ricostruendo il testo dell’iscrizione. «Ho capito che la storia andava riscritta quando ho individuato la scritta “opus” – rivela –. Il termine significa “opera” ed è una parola chiave nei testi con funzione di firma di artisti». Da qui il sospetto che sia la firma di Bonanno, confermato poi dalla decifrazione dell’intero testo: “mìrificùm qui cèrtus opùs condéns statui ùnum, Pìsanùs civìs Bonànnus nòmine dìcor”, che tradotto significa “Io che sicuro ho innalzato, fondandola, un’opera meravigliosa sopra ogni altra, sono il cittadino pisano chiamato Bonanno”.

In verità il primo ad attribuire la Torre a Bonanno fu nel ‘500 Giorgio Vasari. Ma la tesi del pittore, architetto e storico dell’arte italiano non fu mai del tutto accettata proprio per la mancanza della firma (presente invece negli altri monumenti di piazza dei Miracoli) e per il fatto che Bonanno Pisano è da sempre considerato più che un architetto un bronzista. Un particolare considerato da Ammannati un’ulteriore prova: «Da noto ed esperto bronzista qual era, Bonanno volle firmare l’opera in bronzo. Ma non mise mai in opera la sua firma, scoraggiato dal destino “avverso” della costruzione». Un destino che invece ha reso la Torre un’opera unica e che dopo secoli ha ora un padre certo. —

Giuseppe Boi

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