Il Tirreno

Pisa

corruzione nella sanità: tre a giudizio 

«Fuori dal processo le telefonate intercettate con il mio cliente»

P.B.

La richiesta ai giudici dell’avvocato Padovani legale dello psichiatra Sbrana coinvolto con Ledo Gori e Mauro Maccari nell’inchiesta

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PISA. L’esclusione tra gli atti del processo delle intercettazioni telefoniche tra avvocato e cliente. E la necessità di avere a disposizione i decreti con cui vennero autorizzate le intercettazioni nell’inchiesta che sono stati sì depositati, ma che al momento di ritirare i documenti non erano presenti nei faldoni acquisiti dalle difese dei tre imputati.

Sono i temi che dovranno essere sciolti nell’udienza del 20 gennaio davanti al primo collegio (presidente Mirani, a latere Frizilio e Messina) pm Flavia Alemi nel processo per corruzione in concorso in cui sono a giudizio Ledo Gori, 64 anni, di Pontedera, capo di gabinetto del presidente della Regione, Enrico Rossi, difeso dal professor Enrico Marzaduri; Mauro Maccari, 60 anni, manager Asl, assistito dall’avvocato Stefano Del Corso; Alfredo Sbrana, 65 anni, psichiatra, dirigente Asl e direttore della Rems di Volterra, difeso dall’avvocato Giulia Padovani.

Il medico deve rispondere anche di violenza sessuale per il legame avviato con una sua paziente. La donna, che nel processo come parte offesa è assistita dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, ha sempre dichiarato di aver compiuto la scelta liberamente senza alcuna costrizione, né sudditanza psicologica del primario. Tuttora la relazione va avanti.

La richiesta dell’avvocato Padovani, legale di Sbrana, è stata formalizzata con la richiesta di eliminare dal processo le sue telefonate con il cliente.

«Non diciamo nulla di particolare e quello che emerge dalla conversazione può essere desunto anche dalle altre intercettazioni» è stata la spiegazione dell’avvocato.

Per il pm, al contrario, le intercettazioni sono ammissibili perché avvenute prima della firma del mandato di Sbrana a Padovani.

Al centro del processo il presunto aiuto al medico per ottenere un incarico provvisorio di dirigente in cambio di voti in vista delle elezioni regionali del 2015. Un sistema che poteva reggere solo con il contributo di un manager Asl incaricato di indicare requisiti e criteri della selezione cuciti addosso al vincitore designato. Nell’impostazione della Procura la vicenda che vedrà sfilare in aula esponenti politici del Pd come testimoni si poggia sul più classico profilo del do ut des. L’ipotesi da cui gli imputati dovranno difendersi in Tribunale è che Gori, uomo macchina dell’allora Pd e profondo conoscitore di uomini e dinamiche sul territorio, si sia speso alle regionali del maggio 2015 per raccogliere voti a favore dei democratici Ivan Ferrucci e Antonio Mazzeo (entrambi estranei all’inchiesta, ndr). —

P.B.

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