La protesta
«Cantare “Bella ciao” è stato come spezzare la politica del marcio»
Il plauso del filosofo Alfonso Iacono agli organizzatori dell’evento «Un piacere sentire l’orgoglio di dire antifascismo e antirazzismo»
«È stato bello cantare “Bella ciao”. In piazza c’era emozione, ma anche serenità. Mi sono ritrovato a cantare insieme a mia moglie, a amici della mia generazione, a colleghi, ai miei studenti e allievi. Insieme! Nessuna nostalgia, anzi con l’idea che il futuro è adesso». Così il filosofo Alfonso Maurizio Iacono ha commentato su Facebook il raduno delle Sardine pisane in piazza dei Cavalieri. Un movimento che il professore vede con simpatia e che domenica sera non ha tradito le sue attese, o meglio speranze, che si possa «spezzare una politica che si nutre del marcio e dell’antipolitica».
Che serata è stata quella trascorsa domenica in piazza dei Cavalieri?
«È stato un momento capace di regalare emozioni che non sono, come spesso si pensa, solo odio e violenza, ma anche serenità. Ho sentito nelle parole delle giovani oratrici e dei giovani oratori tutti i temi per cui mi sono battuto in questi anni, per cui ho parlato, per cui ho scritto. Sentire risuonare le parole eguaglianza, accoglienza, antirazzismo, antifascismo, mi ha dato la sensazione che le bottiglie lanciate in mare sono state raccolte e aperte».
Le Sardine dove possono arrivare?
«Non so cosa faranno. Non ha senso pensare di cavalcare il loro movimento. Tanto meno giudicarli dall’alto o criticarli. Pongono la questione di stare insieme, anche fisicamente e non solo virtualmente. Cercano di ricucire una situazione che si è lacerata. Apprezzo la loro capacità di distinguere le emozioni positive da quelle negative. Sono un passo interessante per superare le “tempeste emotive” di questa epoca».
“Tempeste” che, invece, certa politica sembra quasi alimentare anche usando gli strumenti dei social.
«Io non ho una pregiudiziale nei confronti dei social network. Ho una mia vita virtuale e sono su Facebook. Cerco però sempre di scrivere e argomentare le cose. Faccio uno sforzo per esprimere emozioni non negative. Una cosa che fanno le Sardine con una visione discontinua della vita politica».
Eppure la ricerca del consenso sembra passare proprio dal dividere.
«Il problema è che il consenso non è il metro della democrazia. Se fosse così si arriverebbe al paradosso di considerare nel giusto Hitler, che aveva un consenso al top, e nel torto Socrate e Cristo. Il consenso in democrazia si esprime in parallelo al rispetto delle regole».
All’interno dei gruppi, anche nelle Sardine, ci sono però anche manifestazioni di dissenso, come quelle dei tanti che hanno criticato l’uso del termine compagni e compagne durante la manifestazione.
«L’unico termine che non va mai usato è camerata. Compagna e compagno si possono usare. Un eccesso di purezza rischia di rasentare il qualunquismo. I punti fondamentali sono il no al razzismo e al fascismo». —
Giuseppe Boi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
