Il Tirreno

Pisa

le voci dei giovani 

«Non dormiamo, dobbiamo farci sentire»

Sara Venchiarutti
«Non dormiamo, dobbiamo farci sentire»

Tanti under 30  alla manifestazione. Tutti uniti dalla difesa dei valori fondamentali, a partire dal rispetto dei diritti umani  

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pisa. Un “mare” pieno di Sardine per opporsi ad un clima di odio e di discriminazione verso tutto ciò che è diverso. Così si è trasformata piazza dei Cavalieri durante la manifestazione di ieri: un’opposizione fisica, concreta, che ha fatto scendere in piazza migliaia di persone di tutte le età, con idee diverse ma unite nella difesa di valori fondamentali a partire dal rispetto per i diritti umani.

Partecipare è anche un gesto, ricco di significati, come racconta Leonardo Darini, studente di 21 anni: «Sono felice di essere qua perché si tratta di un gesto vero, capace di portare empatia. È importante perché crea un senso di appartenenza a un principio, ad un desiderio di cambiamento e di rivoluzione». Ed erano tante le giovani Sardine che hanno manifestato per una società più giusta e attenta nei confronti del prossimo, contro ogni forma di discriminazione. «È giusto che i giovani facciano sentire la propria voce», sostiene la studentessa Lucrezia Stefani, di 18 anni. «Siamo noi le persone che costruiremo questo mondo e dobbiamo far sentire che ci siamo, che non siamo una generazione effimera e addormentata, ma con una voce. Da giovane credo che questo risveglio sociale e culturale possa portare finalmente ad un’uguaglianza universale, a valori come il rispetto per il prossimo, per il colore della pelle e per l’identità sessuale e di genere, ad un mondo unito in una comunità umana». Anche un’altra diciottenne, Manon Duchenne, è scesa in piazza per difendere i valori in cui crede: «Voglio essere presente per difendere i valori di mio nonno, che è stato un partigiano e che da sempre rappresenta il mio punto di riferimento». E la volontà di difendere quegli ideali per cui hanno combattuto anche le generazioni passate ritorna anche nelle parole di Agua Amaranta Nannizzi, studentessa di 23 anni: «Oggi la situazione è spaventosa a causa dell’intolleranza e dell’indifferenza. Credo che questo clima sia uno schiaffo per tutti coloro che hanno combattuto per la libertà e per una Costituzione bella come la nostra. Non so come andrà, ma spero che questa manifestazione risvegli la coscienza di molte persone e che apra gli occhi dei politici». «Sono entusiasta che tante persone diverse credano in qualcosa che va oltre il partito, in un ideale che dia una versione diversa di stare insieme», afferma Myriam Nissim, di 22 anni. «Questa è una partenza, non un arrivo. Secondo me le sardine sono un’unione composta da singoli individui che si riconoscono diversi. Non credo che ci sia un’unica voce o un’unica direzione, ma in questa piazza ci sono molte sfumature ed è bello che siano tutte riconosciute». La piazza diventa così «un luogo dove incontrarsi, parlarsi e mettere insieme le opinioni differenti», sottolinea Martina Cocchi, 22 anni. «Sono qua per dare un volto alla corrente sotterranea che si oppone ad un clima di odio crescente e di disprezzo verso il diverso».

Per questo diventa importante promuovere uno spazio in cui il dialogo sia non solo più umano, ma anche più lontano dagli slogan che spesso infarciscono i discorsi politici. «Da quello che ho visto l’organizzazione delle Sardine sembra diversa. Per me il problema della politica attuale è lo slogan, la tendenza a banalizzare qualsiasi cosa rendendo tutto semplice, togliendo complessità al reale. Non ci sono sfumature, è tutto o bianco o nero, e questo può essere pericoloso». «La volontà di non lasciarsi vincolare dai canoni politici tradizionali», «il desiderio di vedere nell’Italia un motivo per cui restare», o ancora «l’impossibilità di risolvere i problemi sviluppando l’odio contro l’altro»: sono solo alcune delle motivazioni per cui sono scesi in piazza rispettivamente Ruben Papazzoni, di 28 anni, la ventiduenne Lucia Di Guglielmo, Francesco Baglivo e Andrea Infanti, di 23 anni. Ma anche, come ha detto il ventiquattrenne Sebastian Serra, l’importanza di far vedere che i giovani, per i valori importanti, non sono presenti solo sui social. «C’è l’idea di un Paese in cui i giovani spesso si disinteressano delle questioni politiche», afferma il diciottenne Danis Cipolla. «Per questo è bello vedere che tante generazioni diverse, con diverse posizioni politiche, siano unite contro il fanatismo e l’intolleranza». —

Sara Venchiarutti

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