Il Tirreno

Pisa

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Non chiese l’autopsia assolto ex primario

Pietro Barghigiani
Non chiese l’autopsia assolto ex primario

L’accusa era di omesso referto dopo la morte di un bimbo «Soddisfatto, dispiace per i tempi lunghi della giustizia»

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PISA. Quasi tre anni sotto processo che ieri ha avuto il suo epilogo: assolti perché il fatto non costituisce reato.

È la sentenza del giudice Anna Fabbricatore nei confronti dell’ex primario di neonatologia Antonio Boldrini, 73 anni, e il medico Lucia D’Accavio, 69 anni, rinviati a giudizio con l’accusa di omesso referto. In pratica non avrebbero disposto l’autopsia per un neonato che si era sentito male all’Opa di Massa e che poi era deceduto al Santa Chiara di Pisa.

Un effetto collaterale del dramma che si era consumato nell’ottobre 2011 a Massa con i genitori, una coppia di commercianti di Pietrasanta, che accusarono ostetrici e ginecologi dell'Opa per aver ritardato talmente tanto il cesareo da innescare un’asfissia gravissima del feto fino a causarne il decesso. Solo che poi quelle accuse erano cadute, archiviate dal gip. E così il baricentro dell’azione legale della famiglia si era spostato a Pisa. Un processo avviato per provare a riesumarne un altro. Una nuova causa giudiziaria per sperare di riattivare quella vecchia e giungere a una verità sulla morte del figlio appena nato. Dopo il decesso del piccino i medici pisani non avrebbero allertato la Procura chiedendo al pm di turno l’autorizzazione a procedere con una autopsia necessaria a stabilire se davvero il piccolo avesse inalato meconio fino a far collassare i polmoni a causa di una negligenza dei sanitari dell’Opa. Padre e madre erano assistiti dagli avvocati viareggini Giacomo Ciardelli e Sabrina Antongiovanni. I due medici pisani dall’avvocato Patrizio Pugliese secondo il quale «accusa e parte civile hanno sostenuto che l’autopsia poteva stabilire le cause della morte, in realtà non c’era assolutamente bisogno di eseguirla, perché le cause della morte purtroppo erano già chiarissime. Il bambino aveva inalato e ingerito una quantità enorme di meconio, era morto asfissiato. E un esame autoptico non sarebbe servito a chiarire se le cause erano una conseguenza di errori commessi a Massa».

Il professor Boldrini non era in aula alla lettura della sentenza. Si trovava a Bari per un convegno e ha appreso la notizia con una telefonata dal suo legale.

«Già nella precedente udienza il pm aveva chiesto l’assoluzione – dichiara al Tirreno –. Era apparsa evidente la nostra estraneità alle accuse. L’esito del verdetto mi fa ovviamente piacere. Un po’ meno che il processo sia andato avanti diversi anni come accade sempre in Italia. Era una storia che non avrebbe dovuto neanche iniziare. Una vicenda partita con la denuncia dei genitori a Massa e finita, per un’interpretazione molto personale del consulente e del giudice, con accuse per mancato referto come sei noi fossimo stati a conoscenza di un reato di cui nessuno aveva mai saputo nulla». —

Pietro Barghigiani



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